giovedì 7 aprile 2005

Un post al volo, per recuperare un paio di giorni di arretrati perugini Non molto da dire, in effetti, trattandosi stavolta di due commedie leggere, particolarmente adatte a seguire ore e ore di lezione (in cui il professore ero io, per chi capitasse a leggere queste righe e tendesse a confondere i ruoli )
Manuale d'amoreQuesta, da un'idea di Vincenzo Cerami, è riuscita perfino a riconciliarmi col fratello piccolo di Muccino, che usualmente mi scuote i nervi con la sua zeppola e l'espressione poco variabile. Si vede che il tempo contenuto in cui compare è omeopatico o che effettivamente avevo proprio bisogno di svago...
Gli altri episodi sono gradevoli, con alcune battute che andrò a ricercare e a proporre come perle, perché meritano, ma quello di Verdone è veramente all'altezza dei suoi tempi migliori. Il momento in cui bussa alla finestra dei vecchi vicini della sua infermiera, dal cornicione del palazzo è esilarante
Quando meno te l'aspettiQuest'altra, invece, pur proponendo spunti di attualità come la condizione delle mamme lavoratrici, li tratta talmente da sfondo da farli perdere del tutto di vista. La storia di una Bildung forzata, tanto Hollywood, ma interpretata da lei, un vero gioiellino, Kate Hudson, figlia d'arte di Goldie Hawn e brava ragazza con un tocco di porcellitudine che non guasta affatto *arf, arf*
Almost FamousLa ricordo, tanto per tirare giù qualcos'altro dalla soffitta, in un film di qualche anno fa (2001), con una gran colonna sonora e molte altre cose al posto giusto. Da allora, la rivedo sempre con piacere...

lunedì 4 aprile 2005

Che devo dire? I flutti del caso e della tv stasera mi hanno trascinato in acque che mi creano sempre qualche difficoltà di giudizio. Problemi che mi si propongono spesso quando è in questione la cinematografia italiana. Domande che inanello al di fuori di ogni ironia, che mi causano tuttavia risposte contraddittorie: per indagare i sentimenti ho necessariamente bisogno di situazioni estreme? L'intensità empatica è ottenibile solo discorrendo di morte, disgrazie e fallimenti? Non c'è
Non ti muoverein agguato una tentazione sottile di strumentalizzare il pathos inevitabile di una certa situazione per creare un film d'effetto, da lucciconi? Guardo questi film, ripiegati, macerati, articolati su luoghi comuni e su una volgarizzazione più o meno assimilata di canoni psicanalitici e non riesco a non pormi queste domande. La superstizione parentale è all'ordine del giorno, l'insoddisfazione esistenziale che spinge verso una povera puttana inguardabile che si fa icona di libertà dalle convenzioni e costrizioni del sociale, l'insofferenza verso il proprio lavoro, la propria vita... È romantica la catapecchia in mezzo agli scheletri di casermoni di periferia, la morte in un pronto soccorso in attesa di inaugurazione come sempre accade al sud?
Mi sembrano film costruiti su una concezione spocchiosa e snobistica della cultura, per cui se appena si sorride si stanno facendo film di cassetta e se si rinuncia a un realismo severo si è venduti al sistema...
Velocità massimaNon so perché - sarà stata l'officina dove la Cruz porta Castellitto all'inizio della loro storia - ma mi è venuto in mente questo film ingiustamente negletto del buon Mastandrea. Sarà, probabilmente, perché rielabora, da film italiano, un tema assai americano, alla Fast and Furious, Speed eccetera, con tutti gli episodi del caso, ma lo fa bene, con una miscela di realismo e spettacolo molto efficace e poco noiosa. Ciò non toglie che possa essere un buon materiale per dibattiti cultural-pallosi alla Fantozzi, ma anche il passatempo profano di una buona serata
Anche il mondo è rimasto a guardare! Da giorni non succede nulla: non ci sono elezioni in Italia, il Brent non ha toccato il massimo storico facendo prevedere ulteriori dissanguamenti nel breve periodo, non ci sono decine di guerre - delle quali d'altronde non frega niente a nessuno anche in tempi normali - che infuriano nel mondo fuori dalla televisione. È solo morto il papa. C'è da chiedersi come facciano di norma a riempire i telegiornali...

domenica 3 aprile 2005

E va bene! Non vado proprio in giro per casa accendendo le luci, ma poco ci manca Un horror decisamente degno di questo nome, visto sul portatile per problemi di audio, ma questo non ha fatto che aggiungere tensione a tensione: l'ascolto in cuffia è maledettamente efficace in certi casi. Ottime atmosfere, nessuna paura di mostrare le terribili presenze che perseguitano gli ignari - che sono terribili sul serio - soprattutto nessuna pietà. La totale mancanza di un eroe buono in grado di risolvere la questione è del tutto orientale, l'ineluttabilità che avvolge tutto il film è ingrediente fondamentale della sua forza. Nessun riscatto, nessun happy ending, solo un rancore insaziabile che giustifica appieno il titolo. Nel complesso da consigliare senza remore agli appassionati e ai curiosi del genere, come ancheThe Ring, citato quasi
direttamente nelle fattezze dello spettro femminile, che mantiene però una continuità narrativa e un desiderio di soluzione dell'orrore che in Ju-On mancano del tutto.
Due buone ragioni per esplorare il cinema giapponese non troppo paludato, che si avvicina molto all'occidentale - pochissimi caratteri designano le case come giapponesi, a parte l'inevitabile futon - e mantiene tuttavia una sua specificità affascinante. Del cinema in costume parliamo un'altra volta, notte...
Ho già parlato di onore delle armi e vorrei ritornare e concludere su questo tema. Nella melassa apologetica e nel buonismo ipocrita di questi tempi, credo che un po' di Male sia ancora - forse più - necessario dei tanti anni fa, in cui si aveva il coraggio di scriverlo e stamparlo. Non ho condiviso la gran parte delle posizioni recenti del papa, ma riconosco che è stato un uomo di grande carisma e coraggio. Per questo vorrei ricordarlo attraverso la penna ironica di un artista che non ho ancora saputo perdonare per essersene andato, Andrea Pazienza...


sabato 2 aprile 2005

Tra i tanti che hanno avuto la sfortuna di scegliere questi giorni per morire - a parte il povero Ranieri di Monaco cui va la mia simpatia - c'è stato anche Mario Luzi, uno degli ultimi poeti di un popolo che ha perso anche i navigatori e si accontenta ormai di santi di importazione. Un ricordo mi pare si imponga, una poesia, Alla vita.


Amici ci aspetta una barca e dondola
nella luce ove il cielo s'inarca
e tocca il mare, volano creature pazze ad amare
il viso d'Iddio caldo di speranza
in alto in basso cercando
affetto in ogni occulta distanza

e piangono: noi siamo in terra
ma ci potremo un giorno librare
esilmente piegare sul seno divino
come rose dai muri nelle strade odorose
sul bimbo che le chiede senza voce.


Amici dalla barca si vede il mondo
e in lui una verità che precede
intrepida, un sospiro profondo
dalle foci alle sorgenti;
la Madonna dagli occhi trasparenti
scende adagio incontro ai morenti,
raccoglie il cumulo della vita, i dolori
le voglie segrete da anni sulla faccia inumidita.
Le ragazze alla finestra annerita
con lo sguardo verso i monti
non sanno finire d'aspettare l'avvenire.


Nelle stanze la voce materna
senza origine, senza profondità s'alterna
col silenzio della terra, è bella
e tutto par nato da quella.


Che ci crediate o no, non lo faccio apposta! O meglio, un po' sì, ma non così  Stasera volevo chiudere un arabesco che si era aperto con Johnny Mnemonic e Neuromancer (vedi 27 marzo), ma non avrei mai creduto di ritrovarmi un'altra volta fra i piedi Paul Giamatti. Fino a due settimane fa non sapevo neanche chi fosse e adesso ho visto buona parte della sua filmografia, mah

Insomma, devo confessare un paio di pregiudizi in proposito: Ben Affleck mi allappa piuttosto e, quel che è peggio, Uma Thurman non mi piace!!! Ok, crocefiggetemi pure: non dico che non sia brava, per carità, però esteticamente non mi dice granché, sebbene nei Kill Bill... Ad ogni modo, posta questa cosa, il film non è male. Bel ritmo, lui discretamente espressivo, lei brava, gli altri all'altezza. La storia, basata su un racconto di Philip K. Dick, è ben costruita, con i soliti inseguimenti auto-moto, auto-auto, auto-camion etc. che i sindacati degli stuntmen americani non si fanno mai mancare

E a proposito di ritmo, e visto che mi sento in vena di recuperi, un film che di ritmo manca in maniera clamorosa, tanto da spingere a un caveat grosso come una casa, è questo:

non starò a dirvi tutti gli incroci cui potrebbe portare, visto il cast stellare, ma solo che le scelte di regia sono a dir poco catastrofiche e che definire le parti meditate stucchevoli è gentile ed eufemistico. Ciò non toglie che alcune scene e alcuni ruoli - in particolare Sean Penn e Nick Nolte - siano memorabili. Jim Caviezel, invece, sembrava già Cristo, con svariati anni di anticipo.

Sulla faccenda del ritmo, poi, bisogna discutere: non dev'essere necessariamente indiavolato in perfetto stile videoclip, che fa tanto in, di quelli che a stento distingui un fotogramma dall'altro. No, piuttosto deve essere coerente, assecondare una scansione musicale, che può essere lenta e solenne o rispondere a un prestissimo, ma non deve incepparsi, come invece qui accade spesso e volentieri.

Due interessanti esempi di ritmi poco contemporanei, ma che rivelano una grande regia (tanto per spendere due parole anche per i registi - quello di Paycheck per cronaca è il grande John Woo) sono gli ultimi di cui discorrerò stasera.

Questo, di Wes Anderson, ha anche lui un cast stellare e ci ha lasciati a bocca aperta per tutta la sua durata. Di non facile digestione, il retrogusto però si rivela lentamente piacevole e il ricordo migliora col tempo, come un buon vino. Movimenti di macchina quasi inesistenti, recitazione "artificiale", impostata e tutto sommato magistrale, più una serie infinita di preziosismi e trovate.

Discorso del tutto diverso invece per l'ultimo film di Manoel de Oliveira - oddio, forse nel frattempo ne ha girato un altro! - beh, comunque, anche qui regia rigorosa, macchina statica, quasi memore delle regie giapponesi descritte da Wenders in Tokio-Ga, cast anche qui superbo e tentazioni teatrali. Parecchia nostalgia, ma il film ha una sua coerenza semionirica. Di non facile assorbimento, da meditazione.
 Mi colpisce l'insensibilità blasfema del mondo della Formula Uno e in particolare dello stato del Bahrein, che non ha saputo riconoscere la drammaticità del momento attuale e ha preferito proseguire per la sua strada di ingordigia e arricchimento senza ritegno. Ben altra tempra ha mostrato il mondo del calcio italiano, in particolare Moggi e Galliani, che hanno privilegiato la meditazione e la preghiera a scapito della ricerca di soldi facili e di spettacolarizzazione blasfema. Questa in particolare andrebbe sempre evitata...

Mi chiedo solo, per amor d'ipotesi: se il pover'uomo non dovesse spegnersi, come tutti stranamente sembrano prevedere, in tempi brevi? Il campionato andrà sospeso ad libitum - per restare in gergo vaticano? Potrebbe essere una delle poche conseguenze positive di questo osceno baraccone, come anche il fatto che qualcuno possa fermarsi un momento a riflettere sulla dignità e il senso della vita, la sua in particolare.
Sono un po' preoccupato: non ho ancora avuto notizie su come la Lapponia stia vivendo queste ore drammatiche...

Il fallimento del millenarismo degli anni Sessanta e la lenta erosione del razionalismo ci stanno preparando tempi cupi, di manicheismo emozionale e fondamentalismo - sempre che ci sia differenza tra i due. Senza nulla togliere - per una questione di onore delle armi - a una figura che ha comunque segnato il Novecento.

venerdì 1 aprile 2005

 Dopo qualche serata devoluta alla rimessa in paro di numerose fiction - CSI, Desperate Housewives, Lost   - si torna al cinema (o insomma, almeno a film da cinema!) con il titolo che vado a illustrare tra poco. Prima sottolineo però come tra i diversi livelli di lettura di questi testi vada senz'altro inserito il labirinto: già, proprio il labirinto. Scorrendo le finora poche locandine che ho segnalato tra le mie visioni, si trovano infatti Paul Giamatti in Sideways e Rachel Weisz in Constantine, più Franky G in The Italian Job, che fa parte dei non segnalati dell'ultimo periodo. Edward Burns l'ho menzionato insieme alla splendida Angelina da molto poco. Il film, dopo questo sproloquio da cinefilo enciclopedico è

Un Dustin Hoffman interessante, ma un po' caricaturale, una trama da mal di testa e un cast notevole, compresa la pupa dalla quale mi aspetterei grandi cose a venire.  Ribadisco che Ed Burns mi aggrada assai. Questo film andrebbe proprio bene per un cineforum sui concetti generali della sociologia, la fiducia in particolare...

In separata sede annoterei quattro titoli da cineforum estetico-enologico: French Kiss, Il profumo del mosto selvatico, Sideways, Mondovino di prossima uscita, ma che al naso dovrebbe starci gran bene

Notte...