venerdì 10 febbraio 2012

La parabola stanotte non ne voleva sapere :) E meno male, così si alleggerisce un minimo l'HD del povero MySky, che ultimamente sta facendo gli straordinari! Nulla di particolare da segnalare in effetti, tranne una considerazione al volo sulla famosa sindrome di Peter Pan, che viene più o meno spontanea dato l'argomento della mini serie (o film tv, comincia a essere difficile capirlo). Si tratta infatti del prequel della celebre favola, come tutto cominciò. A essere sincero, non è un grande inizio... Il buon Peter sembra avere il tocco di Mida al contrario, dove mette le mani fa una strage! All'ennesima catastrofe gli anziani del popolo di Campanellino lo maledicono per un quarto d'ora e lo condannano all'innocenza che nel frattempo ha tradito e svilito in ogni modo possibile. Sempre a fin di bene, per carità, ma con risultati devastanti. A vederlo così, più che altro il giovane volante è un'allegoria della cultura moderna, compresa l'innocenza posticcia che oggi si è tramutata in infantilismo e fuga da ogni tipo di responsabilità. Direi una visione utile ai molti che insistono a far rivoltare il povero Pascoli nella tomba *grin*

giovedì 9 febbraio 2012

Ero partito per andare a vedere ACAB, giuro! Poi spulciando film e orari ho visto che ero ancora in tempo per The Artist, di cui avevo sentito recensioni amicali da urlo, e così... E direi proprio che non sono pentito, neanche un po' :) Al di là della godibilità assoluta del tutto - il protagonista, Jean Dujardin, è fa-vo-lo-so! E il suo cane non è da meno - è un film a spirale, ergo non potevo non adorarlo. E poi, per motivi estetici, non poteva non esser visto al cinema. Già dalla prima scena il labirinto, la vertigine sono lì: tu al cinema guardi una platea che guarda un film, muto, con tanto di orchestra dal vivo (nel film, ovviamente :); la ripresa si sposta e sei dietro lo schermo insieme all'attore principale che aspetta la fine della pellicola per una sortie trionfale e intanto se la gode. La prospettiva geniale fa sì che lui sembri essere nel film che osserva, creando un trompe-l'oeil che dà la cifra dell'intera opera. Il suo problema, di George Valentin cioè il protagonista, è che è un attore del cinema muto, all'apogeo al momento dell'avvento del sonoro. E qui di nuovo un tocco di maestria assoluto: Valentin ha un incubo in sonoro, dove lui è l'unico a essere muto, mentre tutto fa rumore. E vi giuro che l'effetto, in una sala mimeticamente silenziosa, è incredibile, capace di far riflettere parecchio su un sacco di convenzioni con cui siamo cresciuti - quelle stesse che hanno portato dei poveri spettatori innocenti a chiedere il rimborso quando hanno scoperto che The Artist era muto sigh

Quisquilie a parte, c'è da riflettere sull'idea di progresso e le prassi che ne derivano. Dal 1927 al 1929 c'è - si diceva - l'avvento del sonoro e gli attori del muto scompaiono, superati dall'innovazione. Ora, gli stilemi, le modalità del muto sono tutt'altra cosa, un'altra forma espressiva: il problema, in un approccio perennemente aut/aut, è che il loro essere precedenti li condanna alla dismissione e all'oblio; la convivenza non è pensabile neanche in termini di linguaggi diversi all'interno dello stesso medium... Anche se, decenni dopo, la dimostrazione - a parte i poveretti di cui sopra - dell'errore di questo approccio è proprio il film che riscatta quelle forme e quei limiti in quasi due ore di puro entertainment, di classe, di ricerca, di amore per l'arte cinematografica, di commozione. Oltre a quest'altro caleidoscopio, c'è dell'altro sociologico interessante. Valentin è l'artefice inconsapevole del trionfo di una nuova star, interpretata da Bérénice Bejo, che poi - nell'ennesima spirale - sarà la sua salvatrice. Le schiude la carriera con un tocco quasi impercettibile, una matita da trucco con cui aggiunge al suo bel viso un neo. Imperfezione zen, ma soprattutto azione minima dagli esiti immensi ed imprevedibili, dipendenza sensibile dai dati iniziali. Una bella forma di karma per uno che, nella disgrazia, non è mai rancoroso, ma riesce a sorridere quasi fino all'ultimo. Un gran bel personaggio, un gran bel film. Chapeau a Michel Hazanavicius.

lunedì 6 febbraio 2012

Una grande serie la riconosci quando ti prende e non ti molla finché non hai visto come va a finire. E meno male che la terza stagione di Torchwood è solo di 5 puntate, altrimenti probabilmente sarei ancora incollato al televisore :) Tutto strano con questo serial: ho cominciato a vederlo praticamente per sbaglio dalla IV stagione e dopo un primo smarrimento ci sono cascato dentro! Ottima regia, notevoli i protagonisti e le trame... Oh le trame! Un dibattito etico perenne pieno di adrenalina e trovate intriganti, come a dire una lezione di sociologia nascosta e divertente *lol* Certo, ci vuole forse un minimo di esplicitazione, ma nel complesso direi che è piuttosto evidente l'intento critico e polemico. Coll'episodio 3x04 ci farò lezione appena possibile, tanto per chiarire cosa intendo quando dico che la ragione è fondamentalmente una prostituta... E di nuovo una produzione BBC. Che dire, attendo con pazienza che la nostra misera RAI ci proponga qualcosa che si avvicini almeno un po' al cocktail di Chtulhu, Guida intergalattica per autostoppisti e Stephen King che ho visto ieri sera, ma ho l'impressione che il cinese stavolta dovrà aspettare parecchio sigh



venerdì 3 febbraio 2012

Ti si chiariscono un sacco di cose. Soprattutto però quello che colpisce è l'ironia, in larga misura involontaria. Che un social network venga fondato e portato a successo planetario da un totale incompetente emotivo. Assenza di empatia, rancore più o meno consapevole, deserto di legami amicali: il fondatore di Facebook sembra uno degli uomini vuoti di Eliot, anche se non credo che il poeta pensasse di star tracciando l'identikit del modello di successo del primo XXI secolo... Si chiariscono cose, dicevo. L'uso poco ortodosso del termine "amicizia" nel network in questione, ad esempio, anche se forse sarebbe meglio parlare di amicizia 2.0, della nuova versione riveduta e corretta che - per carità! - non è colpa di Facebook, ma lì raggiunge chiarezza e riconoscibilità, come l'ossessione spirituale dell'Occidente si dà a vedere in Cartesio. A parte tutto, però, quello che lascia di stucco, in questa storia, è che non è win/win, come spesso si dice oggi che l'ottimismo è di prammatica, e neanche win/lose. È semplicemente lose/lose. Il vincitore è solo, lontano anni luce dalla felicità e leggerezza che i suoi soldi dovrebbero garantirgli, almeno nella vulgata corrente così dura a morire; gli esponenti dei vecchi modi d'essere - le varianti culturali direi, fondate sull'onore e sull'etica dell'amicizia - pur potendosi pensare vincenti trasmettono un desolante senso di inanità, di inadeguatezza. Piccoli uomini per tragedie cosmiche, avrei messo come sottotitolo.

mercoledì 1 febbraio 2012

Sto leggendo un giallo, questo qui accanto. Niente di che, in effetti, narrativa d'evasione anche se l'inglese è piuttosto impegnativo, tanto per ricordare che la lingua è viva ed evolve e va tenuta sempre a bada :) C'è però un aspetto della cosa interessante, perfino inquietante a non volerla prendere a ridere: l'autore del libro è un personaggio della fiction, lo scrittore Richard Castle dell'omonima serie televisiva. Non sto dicendo che la serie si basa su questo romanzo, come per esempio in Bones. Dico che nella serie il personaggio scrive romanzi ispirati alla sua esperienza con la polizia di NY e questo è uno di quelli, in un rimando borgesiano a biblioteche transdimensionali e ad un intreccio destabilizzante tra realta e virtualità che dà da pensare (vedi Eugenio, non si finisce mai lol). Certo, è anche una furbissima strategia economica, ma l'idea in sé è geniale, perché talmente ricca di rimandi da non rimanere assolutamente nella semplice sfera economica, da causare una vertigine... Non c'è che dire, viviamo in tempi interessanti :D

martedì 31 gennaio 2012

Notte, Sentieri notturni in streaming, un buon momento per ricominciare a scrivere, anche perché capito aver visto un nuovo film dopo secoli. Anche se probabilmente il cambiamento di piattaforma mi indurrà a ripensare la formula di questo blog... Cmq su Stone avrò bisogno di riflettere un po', è il classico film cifrato, dove quello che accade trova senso - se ne trova - nel rinvio costante ad altro, nella fattispecie una dimensione trascendente che si precisa attraverso il costante sottofondo di radio evangeliche americane e il contrappunto dell'esperienza mistica dell'immutabile Edward Norton, che nasce e si dispiega invece nel silenzio. O nei rumori minimi che segnano forse l'epifania del personaggio disdicevole di Robert De Niro. Una storia dove apparentemente non succede nulla, anche perché quello che importa accade nell'interiorità, in uno spazio altro. Uno spazio per alcuni vuoto, per altri caotico, per altri invece improvvisamente aperto e fertile, magico quasi. Un film su cui soffermarsi, da ricordare. Direi un film da meditazione.

domenica 6 novembre 2011

L'alba del pianeta delle scimmieUn volo di quasi 11 ore non è esattamente una passeggiata, ma Delta.com si è prodigata a nostro favore facendomi beccare un tris di film niente male, tanto che alla fine non sono neanche riuscito a leggere granché di A Dance with Dragons, che era l'asso nella manica :) Si inizia con L'alba del pianeta delle scimmie, dove effetti speciali ormai quasi normali (e la costante presenza di Andy Serkis) introducono alla conoscenza dello scimpanzè Cesare, frutto di un esperimento cannato della solita farmaceutica (vedi nel dubbio anche Torchwood Miracle Day lol) che grazie a un'intelligenza strabiliante porta alla riscossa un pugno di scimmie angariate dai soliti umani stronzi. Buon ritmo, ma nel complesso niente di nuovo sotto al sole. Segue uno di quelli che come al solito avrei tanto voluto vedere: I pinguini di Mr Popper. Il solito Jim Carrey, tanto che non ci metto neancheI pinguiini di Mr Popper più il link, incarna uno squalo immobiliare che sta per essere redento da... alcuni pinguini :) Anche qui effetti speciali notevoli - i pinguini ultimamente vanno per la maggiore! - e la recitazione plastica e corporea del nostro che ci mette il tocco che trasforma il tutto in qualcosa più di una commedia. Inutile sottolineare come, di nuovo, il modello classico dell'accumulazione a tutti i costi venga sconfitto dalla famiglia e una bella moglie persa e ritrovata, Carla Gugino. Comincio a sospettare una di quelle dinamiche alla Marcuse in cui il sistema fagocita l'opposizione trasformandola nell'ennesima occasione di guadagno (e probabilmente ci ride pure sopra)... Se non fosse che è difficile controllare gli echi di quello che si evoca e si potrebbe fare la fine dei pifferai di montagna lol Concludiamo con una botta di adrenalina, dovuta non tanto alla fuga di Johnny Depp in pigiama per i tetti di The TouristVenezia quanto all'inevitabile tensione erotica che accompagna le performance di Angelina Jolie, anche quando tutto sommato non è nulla di straordinario. Trama piuttosto telefonata, della quale non faccio però spoiler; a difesa devo dire che, avendo sentito la versione originale, la scelta di far recitare ognuno nella sua lingua è di grande effetto e valoriizza i camei di nostri buoni attori come Neri Marcoré e il vecchio Frassica, ormai definitivamente arruolato tra i carabinieri. I sottotitoli per "Curnuto!" non gli facevano affatto giustizia lol Anche  Christian De Sica non è male, laddove Raul Bova, che pure mi sta simpatico, sarebbe andato più forte ai tempi del muto...

sabato 8 ottobre 2011

Le mine vagantiUna certa aria di déjà vu, ma nel complesso una visione piacevole. Anche se a tratti sfioriamo il caricaturale e a tratti il didascalico, non metterei Mine vaganti nella blacklist dei film italiani che perdono di vista il cinema in nome del messaggio senza rendersi conto che non c'è differenza e il pubblico a volte è più intelligente del previsto. E' anche la prima volta che vedo Riccardo Scamarcio per un certo lasso di tempo, dopo averne letto parecchio: lo facevo più belloccio, ma nel complesso non è affatto male :) non credo invece di aver visto abbastanza Nicole Grimaudo, figura enigmatica e bellezza da ricordare. Per il resto il tema dell'omosessualità, stavolta declinato in chiave provinciale con profumi di Bildung ed incertezza, è molto Ozpetek. A essere cinici direi anche troppo. Ci sarà pure qualche altra problematica rilevante con la quale confrontarsi, immagino. Tanto per eliminare l'effetto di cui parlavo Doppia ipotesi per un delittosopra...

Tanto per sbrigare un po' di arretrati, poi, una cosetta interessante della quale non avevo mai sentito parlare. Il cast è una sfida mnemonica per appassionati di serial: a parte Ray Liotta, ultimamente dappertutto lol, troviamo LL Cool J, recentissimamente in NCIS LA; poi Mekhi Phifer, ex ER, e Taye Diggs, ancora Private Practice :) Thriller estremamente complicato, riesce però a intrecciare trame e colpi di scena senza troppe sbavature, ruotando attorno a una bella creatura misteriosa e plurigiochista (doppio pareva poco :), tale Jolene Blalock, della quale si sono purtroppo perse le tracce. Nella vita reale, intendo ;) Fa parecchio I soliti sospetti, ma regala una serata piacevole. L'unico problema che voglio sottoporvi ha a che fare con l'inizio. Il poliziotto strafico Ray ha una fama di genialità e capacità quasi preveggenti per i casi che affronta. Come accade spesso, il resto del film dimostrerà che nel caso specifico non ci aveva capito una mazza. Sarà mica un'allegoria della cultura occidentale?