lunedì 17 settembre 2012

Sono assolutamente incantevoli e vanno in giro proprio così, giuro! Anche di notte, perché da qualche tempo il Bioparco di Roma ha inaugurato delle visite serali/notturne su appuntamento corredate da guide e incontri con i responsabili dei diversi dipartimenti degli ospiti (carnivori, elefanti, lemuri per l'appunto) che sono piacevoli e istruttive. Il tutto incorniciato in momenti di animazione per i più piccoli, che sono il target principale dell'istituzione, anche se ho il sospetto che dovrebbe un tantino rivedere le sue analisi di mercato. D'altro canto 17 ettari di bioparco nel cuore di Roma, dove lo sforzo per assicurare agli ospiti un soggiorno almeno sopportabile è visibile, sono una destinazione che può fare anche al caso di qualcuno un po' più cresciuto. Chi fosse interessato può chiamare lo 06 3608211 per info e prenotazione per la Safari Night.


lunedì 27 agosto 2012

"Big chair, big responsibilities". Sta diventando una delle mie citazioni preferite e non credo sia un caso. In molti stiamo cercando di fare i conti con uno degli esiti meno ovvi e più devastanti della modernità e del suo culto per il soggetto autonomo e capace di decisioni, di "prendere posizione verso il mondo", come diceva Weber: la crescente, desolante incapacità di affrontare le responsabilità, di farsi carico delle proprie azioni. Di incarnarle. Potrebbe certo essere un riflesso della dematerializzazione galoppante, dell'ansia virtuale, ma non credo basti. Del soggetto sognato dalla modernità - pur con tutti i suoi difetti - resta poco, quasi nulla. E per colpa di processi che la stessa modernità ha generato e poi alimentato, con miopia forsennata. La reversibilità, le aspettative, le alternative sbandierate rendono quasi impossibile essere almeno uno dei centomila che potremmo essere. Scegliere quale e seguirne l'avventura fino alla fine, quando di alternative non ce ne sono più e tutto è ormai detto. Moretti esplora il tema con un'iperbole geniale, dove storia e contesto non sono mai bersaglio di critica - semmai di una certa garbata ironia - e danno invece il necessario spessore simbolico al discorso. Se perfino qui, dove la fede dovrebbe essere d'aiuto e sostegno, mancano le forze, che ne è del fedele lasciato solo in piazza San Pietro? O di chi non partecipa del dramma esistenziale raccontato da quei drappi rossi che incorniciano un'assenza?


Michel Piccoli è semplicemente strepitoso.

domenica 19 agosto 2012

Quando hai la scusa di accompagnare un'amica in giro per Roma perché non c'è mai stata, puoi veramente sbizzarirti :) Se poi l'amica condivide l'interesse per l'arte e le installazioni contemporanee ancora meglio. Così ti trovi in giro per una domenica d'agosto in cui si minacciano sfracelli di caldo - non so se questo doveva essere Cochiss o Karamazov, fatto sta che come al solito l'allarme mi è parso un tantino fuori misura - e capiti a villa Medici, testa di ponte di quei furbacchioni dei francesi, a dare un'occhiata a una mostra dall'esotico titolo Tappeti volanti. Dove il curatore, Philippe-Alain Michaud, si è divertito a raccogliere cose più o meno materiali che giocano nel campo semantico dell'oggetto immaginario in questione. E c'è riuscito bene: a parte gli splendidi tappeti storici che mi hanno suggerito diverse analogie per una cosa che sto scrivendo sui giardini, ci sono installazioni di grande impatto come Hannoun di Taysir Batniji, adattata per l'occasione a una splendida sala con resti in pietra, realizzata con temperature di matita, proiezioni di film più o meno d'epoca con bellissimi proiettori quelli sì d'epoca e altre prelibatezze. Vale decisamente la pena, tra l'altro è anche economica e veloce, una mezz'ora a spasso tra le nuvole. 

Se invece passeggi per la città e il caldo si fa pesante - ma sono le due di una domenica d'agosto, che t'aspetti? - finisci dalle parti del Chiostro del Bramante e incontri uno dei pittori che mi stanno più simpatici, pur senza piacermi troppo: Joan Miro'. Lavori del periodo di Majorca, estremamente materiali, incuranti di altro che non sia la ricerca del maestro, in begli ambienti, dai quali ho tratto un paio di fulminazioni: Mirò è stato il primo creatore di Angry Birds - gli occhi dei suoi uccelli sono incredibilmente espressivi e simili alle piccole pesti che ultimamente spuntano per ogni dove!; voglio anch'io uno studio dove poter sperimentare senza preoccuparmi di sporcare, rovesciare colori o raccogliere oggetti improbabili in attesa di epifanie. Ho la sensazione che ne potrebbe venir fuori qualcosa di buono :) Anche qui qualche ora la perderei, il cammino dell'artista maturo verso l'essenziale è affascinante!

sabato 18 agosto 2012



Non è proprio autoevidente, il motivo per cui improvvisamente ci troviamo Biancaneve dappertutto. Dopo il serial C'era una volta e un'altra versione cinematografica che mi sono perso, ecco qui Biancaneve e il cacciatore, con Charlize Theron e Chris Hemsworth, il buon vecchio Thor. Ci sarebbe anche Kristen Stewart, che tuttavia rappresenta uno dei grandi interrogativi del momento: chi diavolo l'ha scelta e perché??? Perennemente sul filo dell'orgasmo (immagino pensi che aggiunga intensità alla recitazione), labbra dischiuse e occhi a mezz'asta, perfino meno espressiva di Toby Maguire - ed è dire tutto - è uno dei tanti fenomeni inspiegabili di Hollywood. Non così gli altri due, che però, per tutta la bravura e simpatia, non salverebbero un film tutto sommato inutile. La vera ragione per andarlo a vedere (o scaricarlo o affittarlo o quello che vi pare) sono i Nani: una truppa bellissima di tagliagole con picchi di espressività - Bob Hoskins, Ian McShane - e la migliore rivisitazione della povera fiaba, che per il resto è diventata l'ennesimo esercizio da supereroe improbabile: dopo quasi diec'anni di prigionia, la bella (???) Biancaneve sfugge con doti acrobatiche e resistenza da Ironman per vestire infine l'armatura e sconfiggere la strega sfiorita. Mah... A ripensarci, insisto: il Santuario e i Nani salvano decisamente la giornata! :)


lunedì 16 luglio 2012

Ma proprio un bel concerto! E ancora meglio visto che le aspettative tutto sommato non erano particolarmente alte :) Per carità, tutto il rispetto alla carriera, ma ultimamente l'amico Sting mi annoia un po' e nel contesto di UmbriaJazz temevo sarebbe andato a finire in chissà quali preziosismi rarefatti. Beh, neanche un po'! Anzi, ha recuperato dei pezzi dei Police che non sentivo o ballavo da secoli, come Driven to Tears, Next to You e Demolition Man, tesi e psichedelici, mentre per altri hit come Roxanne o Wrapped around your Finger è andato in rallentando, per un'atmosfera più intensa. Il problema è che il corpo, a mia insaputa, aveva memorizzato le versioni precedenti e quindi ho avuto qualche difficoltà a non sembrare disadatto, immagino :D Certo, averli ballati in originale è un'altra cosa: dà comunque una consapevolezza diversa, uno spessore sentimentale e mnemonico che, quando ho sentito l'attacco di Message in a Bottle e il relativo boato, mi ha fatto sorridere, con i brividi. C'erano parecchi miei coetanei, ma tanti erano piccoli (ormai ho l'età per usare l'aggettivo senza problemi lol), neanche nella mente dei genitori quando noi rimbalzavamo pogando per le prime volte. E' buffo, ma i concerti mi danno la sensazione dell'età molto più del continuo contatto con gli studenti e le loro improbabili date di nascita... Per completezza dovrei menzionare la crew, di altissima qualità anche se ho preferito il violinista schizzato su tutti gli altri, ma tanto per cambiare non ho capito neanche un nome nella fase delle presentazioni e dato che questo è un blog e non un giornale mi terrò sulle generali (chi cerca qualcosa di più tecnico dia un occhio qui). Ad ogni modo, veramente un bel concerto!

P.S. era tanto che non mi emozionavo così per una nuova canzone! La versione live di Desert Rose di ieri sera era veramente spettacolare, da estasi!

sabato 14 luglio 2012

L'anno bisesto prosegue indomito e i miseri mortali tentano di venirne a capo :) Stavolta è stato il turno del pc sigh Sì sono ospite su quello di mia moglie e nel frattempo, potendo far pochino, ho profittato e attivato il nuovo Sky On Demand. E devo ammettere che è proprio di grandissima fichezza! Certo, non so perché a tratti mi manda in palla Internet, grazie al nuovissimo estensore wifi, ma c'è una montagna di roba, molta della quale - come immaginerete - non avrei mai visto altrimenti. Sebbene possa sembrare l'ennesima vittoria della cultura oggettiva sui tentativi di filtro soggettivi, con un po' di flessibilità la si può interpretare come una buona idea. Come ad esempio il film qui accanto, Assassination Games, starring Jean-Claude Van Damme (in persona addirittura :) e Scott Adkins (chiii???). Come dice MyMovies, un buon film d'azione e chi sono io per negarlo? Fotografia piuttosto ricercata, coreografie e tecnologie eleganti e non esagerate, tutto sommato una buona recitazione per una trama non ovvia. A tratti anche una concessione allo splatter e al romantico: non male per un killer con l'hobby della classica e un evidente DOC (disturbo ossessivo-compulsivo, non collega ingombrante in camice) che tuttavia è lesto a mettere da parte quando a scombinare l'ordine è una bella fanciulla - magari sfortunata, ma insomma...

domenica 1 luglio 2012


"Ora potrai essere un uomo vero!"
"Perché dovrei essere un uomo quando sono già un mito?"
"E dove andrai?"
"Ovunque."
"Allora vengo con te!"
Con dialoghi di questa levatura e il viso qui sopra, Machete non può che eccellere in miticità e attraenza :))) Robert Rodriguez dà il meglio di sé, in una serie di momenti pulp/splatter dove la medaglia non può che andare al pendolo con le budella del cattivo! Cast e script sono all'altezza: eroine da urlo - Michelle Rodriguez (omonima), Jessica Alba, Lindsay Lohan - per quanto riguarda l'attraenza; eroi da sballo - Danny Trejo, Robert De Niro, Steven Seagal, Don Johnson - per la miticità! Il tono delle battute dovrei averlo già reso. Per il resto, trama scarna per quanto sensata e sviluppi non proprio problematici: morti di tutti i tipi seminati qua e là a cataste, culto delle armi dalle improvvisate alle ipertecnologiche e momenti di gloria per quel che riguarda auto e moto. Il corteo di mexicanos che va alla guerra è un vero capolavoro. Nel complesso un film imperdibile :D


venerdì 29 giugno 2012

Ieri sera stavo cercando delle frasi celebri da Kung Fu Panda 1 perché avevo appena finito di vedere il 2 e su MyMovies ho scoperto che era appena uscito Il cammino per Santiago, film peraltro mai sentito fino ad allora. Ma c'era il Cammino e in questi giorni avrei dovuto essere in Val di Non a percorrere una versione italiana e montana del Cammino e invece sto smaltendo un incidente in moto e quindi sono a Roma e schiatto di caldo e quindi... Almeno il Cammino l'ho visto :) e devo ammettere che questo piccolo gioiello di Emilio Estevez, figlio di Martin Sheen, restituisce molto del Cammino, cioè degli 800 km che si percorrono dai Pirenei alla Galizia su uno dei più antichi percorsi di pellegrinaggio esistenti. Ne ho fatta una parte, da Leon a Santiago - circa 300 km (chi vuole trova il diario a partire da qui e le foto qui, qui e qui) - e qualcosa ne so e con discreti brividi l'ho ritrovata in questa storia picaresca con gran cast e tanta anima. Un paio di esempi: man mano che i nostri eroi - una canadese piuttosto acida, Deborah Unger, un olandese tenerone, Yorick van Wageningen, e uno scrittore irlandese col blocco, il grande James Nesbitt - avanzano, si vede nei gesti, nel passo, nel portamento l'effetto che il Cammino ha su di loro, la piccola magia del camminare immersi nel mondo senza legami con quanto era prima e sarà, forse, poi. Ed è proprio così, un incantesimo che ti entra pian piano dentro e ti cambia, dandoti altro ritmo, altre idee, altri modi di gustare il tempo. Tanto che quando a un certo punto la strada finisce ti trovi orfano e ne vorresti ancora. Infatti, una volta i nostri eroi giunti a Santiago, dopo che ognuno aveva dichiarato la sua indisponibilità a proseguire, basta una breve sosta perché improvvisamente, senza parole, tutti si trovino d'accordo nel continuare, fino all'oceano, fino alla fine del mondo. Non so in effetti quanto chi sia digiuno del cammino possa goderselo; nel dubbio gli suggerirei di provare, magari a breve si inventerà uno zaino e una fetta di vita da vivere senza perché.


martedì 26 giugno 2012

Niente di meglio per recuperare tutta una serie di sospesi in formato video di un bell'incidente in motocicletta che ti permette di passare ore ed ore senza poter fare assolutamente nulla e ti costringe, tra l'altro, a installare finalmente un software di riconoscimento vocale e traslitterazione, per cui questo post è oltretutto il primo tentativo di dettatura di un intervento scritto di qualche genere che faccio. Dicevo, visto che sono incastrato in giro per casa per un lasso discreto di tempo - e non riesco a dormire, peraltro - mi sto cibando di tutta una serie di film che non avrei mai pensato di prendere in considerazione, se devo essere onesto. Il primo di cui ci occupiamo è The Housemaid, un raffinato thriller erotico coreano che inizia con una lunga sequenza di negozi fast food coreani e in particolare della produzione di immondizia di questi fast food e poi con una ragazza che simpaticamente si butta di sotto, settando in questo modo un'atmosfera un po' particolare che non è che durante il film si allevi granché. Il tutto, ad ogni modo, è ben girato, interessante e costruisce delle atmosfere notevoli... Ecco, non lo consiglierei per qualcuno particolarmente di buon umore o per qualcuno che voglia semplicemente svagarsi con un certo lasso di tempo. La sensazione che se ne ricava, soprattutto dei rapporti interclasse in Corea, non è delle migliori, ma credo che tutto sommato i rapporti interclasse, in Corea in Italia o altrove, non è che godano di una particolare salute al momento, quindi probabilmente se ne potrebbe estrapolare qualcosa di più generale che non soltanto coreano.

Dopodiché siamo a Manuale d'amore 3 di Giovanni Veronesi. Devo dire, ho visto anche gli altri due e nel complesso non è una delle peggiori cose che siano state girate. In particolare il primo e il terzo episodio sono piacevoli: il terzo dove c'è perfino Monica Bellucci che recita - insieme a Robert De Niro ma insomma :) - mentre il primo invece è giocato su un tradimento giovanile di Riccardo Scamarcio con Laura Chiatti che nella fattispecie è veramente in grado di creare problemi di gestione a qualunque maschietto *lol* Il momento centrale, invece, con Carlo Verdone mi ha un tantino affaticato perché ultimamente Verdone non riesce a fare altro che se stesso in tutte le possibili modulazioni e la cosa sta diventando un tantino stantia; ad ogni modo anche questo era adatto al trascorrere di una serata insonne così l'intero film può dirsi piacevole e vedibile in qualunque tipo di momento.

domenica 10 giugno 2012

Bene bene, a volte ritornano e a volte è un'ottima idea! MIB3, perfino in 3D, è uno di quei film che polverizzano aspettative bieche e luoghi comuni. Sì, Hollywood spesso spreme una buona idea fino a strapparne l'ultimo dollaro alla faccia della sensatezza delle trame o della plausibilità. Sì, spesso i pre/sequel sono solo operazioni commerciali che non aggiungono, se non addirittura tolgono, ai primi della serie. Beh, qui no :) C'è decisamente lo zampino di Ethan Coen e di Steven Spielberg e il regista Barry Sonnenfeld ci ha messo del suo: il risultato è proprio soddisfacente, anche se il tutto ci costa Tommy Lee Jones negli ormai leggendari panni di K. In compenso ci becchiamo Josh Brolin - niente spoiler, scoprirete nei panni di chi ;) - e un cameo di Emma Thomson. In più c'è un personaggio bellissimo, Griffin, che mi ha appena regalato un colpo di scena: sono rimasto colpito dall'interpretazione di Michael Stuhlbarg, mi ricordava qualcuno e ho appena scoperto che era il gangster Rothstein di Boardwalk Empire. Anche lì un'interpretazione eccellente e ci credo, vista la messe di premi teatrali che ha mietuto!

Detto questo, una notazione un po' così, discordante con lo spirito del film, di suo molto divertente. C'è a un certo punto il lancio dell'Apollo che ha portato l'uomo sulla Luna. Alla domanda "Ma poi sulla luna ci saremo andati davvero?" non ho saputo cosa rispondere... Credo allo sbarco sulla luna. Il problema è che il tessuto della realtà si va disfacendo e non sarei pronto a giurare che qualche tavola calda non serva prelibatezze aliene a una clientela selezionata, né che i MIB proprio non ci siano. Almeno questi sono simpatici, il che suggerisce che abbiamo cambiato strategie di eufemizzazione: Lovecraft non si divertiva per niente all'idea di dèi idioti che tramano nelle profondità cosmiche, anche se i suoi mostri erano orrendi come Boris l'Animale. L'atmosfera però era molto più tragica e opprimente. Il sogno moderno era ancora capace di farsi rimpiangere, allora. Oggi ci ridiamo sopra...