
Si potrebbe dire che ho già dato ed in effetti avrei già dato... Però bisognerà pure notare come i mondi un tempo separati di cinema e tv si stiano intrecciando come le cerchie sociali spiate dal buon Simmel anni e anni fa (113 a voler essere precisi
) Oltre ad aver inaugurato un gioco personale - un po' da alienati, a dire il vero - sugli avvistamenti e crossover tra attori, doppiatori, registi ed altro personale sempre più multimedia, non posso non dire un paio di cose su questo culmine di CSI firmato Tarantino. Prima di tutto direi che non aggiunge nulla a se stesso, sebbene qualcosa alla serie, di norma un po' troppo freddina e scientifically correct. Nulla a se stesso, perché gli incubi, le risa e le ironie sono già tutte in Kill Bill 1 e 2 e Nick Stokes non è The Bride. Di particolare pregio il siparietto allucinato del povero Stokes che assiste alla sua autopsia in bianco e nero, come anche gli sprazzi musicali disseminati per i due episodi. Direi però, tanto per riprendere a punzecchiare il buon Gianluca, che un'analisi immaginale dell'uno e dell'altro episodio di sepoltura a vivo sarebbe cosa buona e giusta e potrebbe fornire spunti molto interessanti...

E poi un breve pensiero all'incredibile potere strutturante che hanno serial come questi. Da mesi per me il giovedì era la sera di CSI e Desperate Housewives. Non che ora pensi di strapparmi i pochi capelli residui per la loro fine - per di più annunciata - ma non posso non constatare che il palinsesto televisivo ha sostituito forme precedenti di ritualità e scansione del tempo umano e che l'uomo cerca - più o meno consciamente - il ritorno dello stesso, il lenimento al tempo che corre, l'illusione o l'incantesimo che chiudano il cerchio...
Eggià, le vacanze possono andar bene o male, ma hanno tutte un difetto inevadibile: finiscono
Ci si ritrova pertanto alle prese con le solite routine (per carità rassicuranti, ma delle quali si sarebbe fatto volentieri a meno per un altro paio d'anni!) e si cerca di rimettersi in carreggiata. Visto che questo dovrebbe essere un diario, credo che devolverò qualche post alle vacanze difettose (perché finite, naturalmente
) appena trascorse. Prima di affrontare aspetti più turistico-sportivi, tuttavia, una raffica di film che non sono riuscito a risparmiarmi, così, tanto per riprendere la mano...
Continuando con la serie delle libere ispirazioni a fumetti storici, questo qui non poteva mancare e tutto sommato credo non sia venuto neanche malaccio. A me Vincent Cassel sta simpatico e, sebbene forse un po' troppo spaesato, mi è parso convincente. Gli effetti speciali del trip mescalinico sono notevoli, mentre non è molto chiaro come si risolva l'antico odio che serpeggia e struttura il film. Dovrei dire "questione di ka" trovandomi ancora immerso nella Torre Nera di Stephen King, ma dato che sono a Wizard and Glass soprassiederò in omaggio a Susan Delgado
Tutt'altro dire invece
per questa terribile bufala dispensata da Sky in clima vacanziero, quando trovare qualcosa di decente in TV si fa difficile, pur con le eccezioni di cui sto per parlare. Sei idioti partecipano a un reality show (mi pare un'aggettivazione tautologica, in effetti...) nella tana del lupo, il quale senza alcun motivo sensato è lì anche lui e ne fa strage, riuscendo per l'ennesima volta a non defungere, preparando così il terreno a un ulteriore sequel, che a questo punto sconsiglio caldamente.
Infine, in una lunga serata che anticipava già il ritorno ai vecchi ritmi di consumo mediatico (sigh, ieri sera, e c'era una tramontana fantastica!) il confronto con le istanze autocolpevolizzanti di Veronica Guerin, il modo di Sky di farsi perdonare tutte le cazzate che sta sparando in questi giorni. In primis, trovo che Cate Blanchett sia splendida e veramente molto, molto brava. Il film in qualche modo risente di questo mio pregiudizio, forse è un po' freddo e prevedibile, ma - credo - merita di esser visto. E soprattutto merita riflessione la domanda: cosa avrei fatto io? Scelto la strada delle responsabilità verso gli affetti oppure non avrei saputo girarmi dall'altra parte, nonostante pestaggi e ferimenti? Dov'è a volte il confine tra pubblico e privato, nella coscienza? Questa domanda è più che sufficiente a raccomandarne la visione.
Tempo di vacanze! Ringraziando gli dèi, aggiungerei, visto che eravamo veramente agli sgoccioli
Profitto per un ultimo saluto generalizzato agli aficionados e peruna punta di autopromozione: chi fosse interessato a una cosa un po' più seria su Cassandra Wilson può andarsela a leggere qui, sul sito di Xtm. Chi invece non ne avesse abbastanza delle mie farneticazioni, può leggersi un'intervista col sottoscritto realizzata dal buon Paolo Ercolani e pubblicata su Caffè Europa. Niente di complicato, basta cliccare qui
A presto, e sebbene mi dolga dirlo, sarà decisamente troppo presto *sigh*

Il biglietto non è assolutamente all'altezza dell'evento, giuro. Come commentavamo adesso con un amico "Fortuna che ogni tanto si trova ancora un concerto che ti emoziona!" e sono parole sante
Ho raramente ascoltato un mix sonoro di simile livello, degli artisti di così alta qualità capaci di virtuosismi spericolati e di accompagnamento in minore, appena accennato, a dimostrare che il volume è anch'esso uno strumento e tenerlo sempre al massimo è da idioti, o da manovali della musica. I pizzicati di banjo e di chitarra, le percussioni suonate con delicatezza quasi erotica e, soprattutto, la voce di Cassandra Wilson, capace di meraviglie che pochi altri possono permettersi, funambolica nel passare dal pianissimo all'acme, dalla melodia al ringhio. in parole povere, una meraviglia!
So che molti non saranno d'accordo e prevedo anche alzate di spalle o smorfie di totale disappunto, ma io adoro Jim Carrey! Da The Mask a Una settimana da Dio, passando per The Truman Show, Man on the Moon e Io, me & Irene, è versatile, camaleontico, capace di mediare un talento farsesco esagerato in interpretazioni magistrali. E pazienza per Ace Ventura, d'altronde anche Sean Connery ha girato Il primo cavaliere
In questa allucinazione collettiva di gran classe, rifulge accanto ad altre perle nel cast - tipo Meryl Streep e Dustin Hoffman, tanto per dire - e ci si immerge bene, quasi a scomparire nell'arabesco gotico dove probabilmente la cifra è di rigore e varrebbe quasi la pena di decrittarne qualcuna, dal cannocchiale-testimone al malefico occhio solare. Un ingannevole film per ragazzi, con in filigrana begli strali contro l'ipocrisia e la cecità degli "adulti", che si confermano merce sempre più rara di questi tempi, e un'attenzione per il dettaglio che giunge fino agli incantevoli titoli di coda, che consiglio di sorbire in tutta calma, prima di spegnere il lettore 

Beh, che dire... Bel film, di quelli che ti mettono a disagio perché non riesci a credere che solo cinquant'anni fa stessero così e ancora di più perché ti rendi conto che in tutti questi anni non è cambiato molto... Sembra che sia cambiato, forse, ma il vecchio tarlo è tutto ancora lì, nella marea montante del porno, nell'onnipresente e soffocante aria peccaminosa che opprime ogni comportamento appena fuori dalla norma - sempre rigorosamente in pubblico, perché del privato Dio ci scampi, in piena classica tradizione da sepolcri imbiancati così comune in questo povero paese - nella smania classificatoria e tutto sommato conformista del povero don Chisciotte Kinsey, col suo milione di vespe delle galle e di poveri esseri umani più o meno disperati. Misurati e incolonnati nella migliore tradizione del riduzionismo occidentale, ridotti a tabulati e tante cifre rassicuranti. L'amore o il mistero dell'incontro e della seduzione ridotti a comportamento fisiologico, come in tutti gli altri animali fornicatori del mondo. Noi tutti ridotti allo stremo, al lumicino, a pezzi, ridotti in fin di Vita... E sì che la lingua non lesina esempi su cosa accade a furia di ridurre, ma noi probabilmente siamo troppo intelligenti, acuti e sofisticati per darle retta! Un ottimo film da cineforum, durante la proiezione del quale, a tanti anni di distanza e di supposte liberazioni, mi sentirò a disagio. E questo la dice lunga...
Simmel scriveva dell'intersecarsi delle cerchie, ma aveva in mente l'individuo. La sua è in qualche modo una rappresentazione piatta, bidimensionale del corpo sociale, come quelle che ricorrono all'antica metafora tessile: il tessuto, il tappeto, cose che si strappano... Il problema è che adesso invece ci accorgiamo di trovarci nel perlomeno tridimensionale, se non nell'enne-dimensionale. Il complicarsi dei tempi e degli spazi - non ultimi questi virtuali in cui ci incrociamo, ci incontriamo o scontriamo e torniamo a smarrirci - rende il modello quasi astronomico. Purché ci si limiti al razionale, poi, senza invocare il destino o il ka, come sostiene serenamente il mio attuale compagno di viaggio Roland di Gilead e l'intera filosofia orientale. Perché allora gli incroci vanno veramente alle stelle e il mondo ridiventa veramente quella foresta di Broceliande dove dorme e sogna Merlino... Una delle poche cose che salverei de L'ultimo Catone appena letto – con buona pace de LaMaleS
– è questa frase del "cattivo" capitano della Guardia Svizzera:
"Di tutti i percorsi possibili, l'umanità ha scelto quello più triste. Non le piacerebbe di più poter credere alla musica dell'universo?"
Quando mi ricordo do conto dei tanti indizi in cui inciampo. Spero che aiuti a rinnovare l'incanto...
Se per non sfasciare l'economia americana bisogna sfasciare il clima del pianeta, ho l'impressione che l'economia americana sia sbagliata.
Quello che mi rattrista di più è che, quando assisto alla vergogna cui omuncoli assortiti espongono l'immagine dell'Italia all'estero, a una prima fase di furia ne segue una tetra in cui mi rendo conto che dar la colpa a loro è ipocrita: quella è l'Italia e volente o nolente ci son dentro fino al collo. L'Italia delle battute da trivio e dei regali da cravattaro di Berlusconi, della vacuità boriosa da pennivendolo cattedratico di Pera, della perenne sottomissione agli squali della Curia...
Povera patria! Schiacciata dagli abusi del potere
di gente infame, che non sa cos'è il pudore,
si credono potenti e gli va bene quello che fanno;
e tutto gli appartiene.
Tra i governanti, quanti perfetti e inutili buffoni!
Questo paese è devastato dal dolore...
ma non vi danno un po' di dispiacere
quei corpi in terra senza più calore?
Non cambierà, non cambierà
no cambierà, forse cambierà.
Ma come scusare le iene negli stadi e quelle dei giornali?
Nel fango affonda lo stivale dei maiali.
Me ne vergogno un poco, e mi fa male
vedere un uomo come un animale.
Non cambierà, non cambierà
sì che cambierà, vedrai che cambierà.
Voglio sperare che il mondo torni a quote più normali
che possa contemplare il cielo e i fiori,
che non si parli più di dittature
se avremo ancora un po' da vivere...
La primavera intanto tarda ad arrivare.
Ogni tanto una bella cazzatona ci sta tutta, soprattutto se esci da un pomeriggio di scrittura e mal di testa e non ti va di starci a pensare troppo su. Per sovrammercato il film è prodigo di spunti extracinematografici che ne farebbero un buon testo d'esame: l'applicazione della categoria weberiana di azione razionale rispetto allo scopo all'operato dei vampiri (che riprende in triste le batterie a componente umana di Matrix) che si sono improvvisamente accorti che la raccolta episodica è poco fruttuosa e si potrebbe ottimizzare; l'inserimento in posizione men che incidentale di prodotti da reclamizzare - nello specifico l'IPod che accompagna le scorrerie della bellona insipida Jessica Biel; un bello spunto sprecato con il coinvolgimento dei media nella strategia anti-Blade dei vampiri, con tante, tante citazioni da Batman e quindi tutto un lungo ragionamento sull'autoreferenzialità del mondo dei fumetti etc. etc. Certo, Dracula fa la figura del coglione e il buon Wesley Snipes ormai è l'icona di se stesso... Tutto sommato spero che la faccenda del "non c'è due senza tre" la chiuda qui, 'sta serie