martedì 31 gennaio 2012

Notte, Sentieri notturni in streaming, un buon momento per ricominciare a scrivere, anche perché capito aver visto un nuovo film dopo secoli. Anche se probabilmente il cambiamento di piattaforma mi indurrà a ripensare la formula di questo blog... Cmq su Stone avrò bisogno di riflettere un po', è il classico film cifrato, dove quello che accade trova senso - se ne trova - nel rinvio costante ad altro, nella fattispecie una dimensione trascendente che si precisa attraverso il costante sottofondo di radio evangeliche americane e il contrappunto dell'esperienza mistica dell'immutabile Edward Norton, che nasce e si dispiega invece nel silenzio. O nei rumori minimi che segnano forse l'epifania del personaggio disdicevole di Robert De Niro. Una storia dove apparentemente non succede nulla, anche perché quello che importa accade nell'interiorità, in uno spazio altro. Uno spazio per alcuni vuoto, per altri caotico, per altri invece improvvisamente aperto e fertile, magico quasi. Un film su cui soffermarsi, da ricordare. Direi un film da meditazione.

domenica 6 novembre 2011

L'alba del pianeta delle scimmieUn volo di quasi 11 ore non è esattamente una passeggiata, ma Delta.com si è prodigata a nostro favore facendomi beccare un tris di film niente male, tanto che alla fine non sono neanche riuscito a leggere granché di A Dance with Dragons, che era l'asso nella manica :) Si inizia con L'alba del pianeta delle scimmie, dove effetti speciali ormai quasi normali (e la costante presenza di Andy Serkis) introducono alla conoscenza dello scimpanzè Cesare, frutto di un esperimento cannato della solita farmaceutica (vedi nel dubbio anche Torchwood Miracle Day lol) che grazie a un'intelligenza strabiliante porta alla riscossa un pugno di scimmie angariate dai soliti umani stronzi. Buon ritmo, ma nel complesso niente di nuovo sotto al sole. Segue uno di quelli che come al solito avrei tanto voluto vedere: I pinguini di Mr Popper. Il solito Jim Carrey, tanto che non ci metto neancheI pinguiini di Mr Popper più il link, incarna uno squalo immobiliare che sta per essere redento da... alcuni pinguini :) Anche qui effetti speciali notevoli - i pinguini ultimamente vanno per la maggiore! - e la recitazione plastica e corporea del nostro che ci mette il tocco che trasforma il tutto in qualcosa più di una commedia. Inutile sottolineare come, di nuovo, il modello classico dell'accumulazione a tutti i costi venga sconfitto dalla famiglia e una bella moglie persa e ritrovata, Carla Gugino. Comincio a sospettare una di quelle dinamiche alla Marcuse in cui il sistema fagocita l'opposizione trasformandola nell'ennesima occasione di guadagno (e probabilmente ci ride pure sopra)... Se non fosse che è difficile controllare gli echi di quello che si evoca e si potrebbe fare la fine dei pifferai di montagna lol Concludiamo con una botta di adrenalina, dovuta non tanto alla fuga di Johnny Depp in pigiama per i tetti di The TouristVenezia quanto all'inevitabile tensione erotica che accompagna le performance di Angelina Jolie, anche quando tutto sommato non è nulla di straordinario. Trama piuttosto telefonata, della quale non faccio però spoiler; a difesa devo dire che, avendo sentito la versione originale, la scelta di far recitare ognuno nella sua lingua è di grande effetto e valoriizza i camei di nostri buoni attori come Neri Marcoré e il vecchio Frassica, ormai definitivamente arruolato tra i carabinieri. I sottotitoli per "Curnuto!" non gli facevano affatto giustizia lol Anche  Christian De Sica non è male, laddove Raul Bova, che pure mi sta simpatico, sarebbe andato più forte ai tempi del muto...

sabato 8 ottobre 2011

Le mine vagantiUna certa aria di déjà vu, ma nel complesso una visione piacevole. Anche se a tratti sfioriamo il caricaturale e a tratti il didascalico, non metterei Mine vaganti nella blacklist dei film italiani che perdono di vista il cinema in nome del messaggio senza rendersi conto che non c'è differenza e il pubblico a volte è più intelligente del previsto. E' anche la prima volta che vedo Riccardo Scamarcio per un certo lasso di tempo, dopo averne letto parecchio: lo facevo più belloccio, ma nel complesso non è affatto male :) non credo invece di aver visto abbastanza Nicole Grimaudo, figura enigmatica e bellezza da ricordare. Per il resto il tema dell'omosessualità, stavolta declinato in chiave provinciale con profumi di Bildung ed incertezza, è molto Ozpetek. A essere cinici direi anche troppo. Ci sarà pure qualche altra problematica rilevante con la quale confrontarsi, immagino. Tanto per eliminare l'effetto di cui parlavo Doppia ipotesi per un delittosopra...

Tanto per sbrigare un po' di arretrati, poi, una cosetta interessante della quale non avevo mai sentito parlare. Il cast è una sfida mnemonica per appassionati di serial: a parte Ray Liotta, ultimamente dappertutto lol, troviamo LL Cool J, recentissimamente in NCIS LA; poi Mekhi Phifer, ex ER, e Taye Diggs, ancora Private Practice :) Thriller estremamente complicato, riesce però a intrecciare trame e colpi di scena senza troppe sbavature, ruotando attorno a una bella creatura misteriosa e plurigiochista (doppio pareva poco :), tale Jolene Blalock, della quale si sono purtroppo perse le tracce. Nella vita reale, intendo ;) Fa parecchio I soliti sospetti, ma regala una serata piacevole. L'unico problema che voglio sottoporvi ha a che fare con l'inizio. Il poliziotto strafico Ray ha una fama di genialità e capacità quasi preveggenti per i casi che affronta. Come accade spesso, il resto del film dimostrerà che nel caso specifico non ci aveva capito una mazza. Sarà mica un'allegoria della cultura occidentale?

lunedì 19 settembre 2011

AgoràFilm così mi suscitano una certa ansia da eccidio. Chissà perché. Certo, non ci sono prove storiche e ho una vaga sensazione che Alejandro Amenabár sia un tantino biased, come dicono gli inglesi. Però devo anche ammettere che una rappresentazione dei cristiani dei primi secoli come una banda di assassini fondamentalisti è a dir poco rinfrescante perché, viste le gesta dei secoli successivi, sarebbe complicato capire come da tanta santità da martirio si sia passati a tanta spietata strategia politica e a tanta dimenticanza delle famose parole... Qui abbiamo un santo che diventa tale per un uso intensivo di pietre contro tutti quelli che non sono d'accordo con lui e un vescovo che alla Curia romana non avrebbe affatto sfigurato, una bella filosofa che però è donna e dovrebbe di conseguenza tacere e nel complesso una serie di comportamenti che potrebbero far pensare a un'eccessiva modernizzazione del tema. Cosa possibile. Fatto sta che Ipazia - qui una bella e macerata Rachel Weisz - è stata effettivamente massacrata e bruciata da una specie di milizia integralista a disposizione di alcuni vescovi medio-orientali, i Parabolani, perché era una filosofa pagana e il vescovo Cirillo, poi santo anche lui e dottore della Chiesa, ha preso poco dopo il potere piegando al suo volere l'autorità secolare... Non so, mi sembra così tanto plausibile da farmi infuriare. Soprattutto quando poi alla radio, la mattina dopo, sento di accuse insensate a George Lucas che si è permesso di apportare una minima modifica al SUO film, Guerre stellari,Homicide suscitando l'ira dei suoi fan, che probabilmente l'hanno considerato un oltraggio. Non c'è niente da fare, il fondamentalismo - qualunque fondamentalismo - è troppo comodo per non avere, in ogni epoca, un sacco di fan :(((
Non è che ho scelto quest'altro film per il titolo è che mi era rimasto appeso dalla settimana scorsa e per completezza di informazione mi correva il famoso obbligo. L'ho visto con grandi aspettative, visto che David Mamet è un grande commediografo e Joe Mantegna mi piace, ma mi ha lasciato parecchio perplesso. Un tantino troppo cervellotico, soprattutto nelle conclusioni, con un personaggio principale che da laico diventa ultraconsapevole di essere ebreo in un batter d'occhio e vive laceranti conflitti di ruolo. La comunità ebraica non ne esce benissimo, anche se sospetto che, al di là del divertissement, l'investigazione dell'autore fosse sul tema dell'appartenenza e dell'omologazione. Buono per una serata estiva, ma lì mi fermerei. Ah no, c'è un'altra cosa, questa carina: il film è del 1991, è impressionante vedere la differenza nelle tecniche investigative e nei comportamenti dei poliziotti, dopo anni di CSI assortiti e senza l'intento ironico di Life on Mars!

domenica 4 settembre 2011

Benvenuti al sudDirei uno dei remake meglio riusciti che ricordi, cosa non facile visto che il film di partenza, Giù al nord, è una delle migliori commedie francesi in cui sia inciampato negli ultimi anni. Qui le coordinate geografiche sono invertite, ma la differenza non si nota granché e anzi, regista e attori già progettano una seconda puntata che ribalti le direttrici e completi il quadro del nostro simpatico intrarazzismo. Come notavo tempo addietro, infatti, a volerci riflettere un minimo il riso di questi due lavori è amaro, dato che la materia bruta in cui affondano le radici comiche è la distanza, il pregiudizio, il disprezzo tra concittadini. La buona notizia è che il discorso viene affrontato in filigrana, senza didascalismi o cattedre da cui illuminare i poveri bifolchi; la cattiva è che passano gli anni, ma la materia brut(t)a è sempre lì, impervia a ogni crepa, più vivace della gramigna. E sì che anche il più tufo dei nordici o il meno comprensibile dei terroni dovrebbe aver capito la differenza tra luogo comune e persona in carne ed ossa e, nella marea marrone che ci avvolge, c'è poco spazio per sentirsi migliori di qualcun altro. Sarà anche per questo che abbiamo ques'ansia di scovare almeno qualcuno che sia peggio...

domenica 28 agosto 2011

Perfect StrangerLe sessioni estive di visione film sono buffe, perché guidate dal caso molto più del solito e normalmente lontane da collegamenti Internet (bisogna pur disintossicarsi, no? :) Capita così che ti ritrovi davanti a pellicole (si potrà ancora dire, col digitale?) che ti eri radicalmente perso, nonostante un gran cast: in Perfect Stranger ci sono Halle Berry, Bruce Willis, Giovanni Ribisi - che ha fatto parecchia strada da Friends - e perfino un reduce da CSI come Gary Dourdan. Eppure... Per carità, donne splendide, Victoria's Secret, colpi di scena, ma francamente sono contento di averlo visto così di sguincio perché al cinema mi sarei stranito! Non so il motivo, è piuttosto un'insoddisfazione diffusa, una debolezza di trama, come se l'avessero arzigogolata un po' troppo. Cosa che invece non si può dire di Louise Michel, quella che i francesi Louise Micheldefinirebbero une trouvaille, una scoperta del tutto inattesa. Una commedia mezza noir, mezza chissà cosa, che per di più trova un modo intrigante e inedito per discutere di globalizzazione e comportamenti non proprio etici del padronato: in effetti se tu volessi ammazzare il padrone che ti ha chiuso la fabbrica sotto il naso come faresti? Sarebbe così facile trovarlo in un mare di scatole cinesi, amministrazioni multinazionali e società offshore? Vedere per scoprirlo :) Eppoi, eppoi... Incursione flashback nel 1990 con un film d'autore anch'esso completamente saltato. Si tratta di Crocevia della morte, dei fratelli Coen. Devo dire che sono proprio contento di averlo visto solo ora, perché ha qualcosa di profetico. A parte il fatto che presenta metà delle star attuali ai loro inizi, cosa che mi affascina sempre Crocevia della paura un po' - Gabriel Byrne, John Turturro, Steve Buscemi - prepara e anticipa uno dei successi serial di quest'anno, Boardwalk Empire, che ha avuto come protagonista proprio il buon Buscemi, cresciuto da far spavento. Trama discretamente incasinata, con un Byrne semidiabolico, ma anche un tantino scavezzacollo, bei personaggi e begli ambienti: lo raccomando senz'altro, non senza accennare alla presenza residua di un'etica da malfattori che comincia già a mostrare la corda.

venerdì 12 agosto 2011

Harry Potter e i doni della morte Parte IITutto finisce. E, aggiungerei, meno male! Tanto per riprendere la questione della coazione a ripetere e della quasi necessità di finire quello che si comincia, era pure ora che il maghetto ci lasciasse, anche se sospetto che non sarà un addio definitivo. Propongo, a livello di scommessa surreale, le avventure di Albie Potter (il figlio dal nome altisonante) o di Larry Potter, il gemello del quale nessuno sapeva nulla tranne Aberdeen Dumbledore, il terzo fratello di Albus del quale nessuno sapeva nulla tranne... Ad ogni buon conto, questo è stato il meno insopportabile degli ultimi, quellli in cui l'entusiasmo era andato scemando. Il riscatto del povero Snape, ulteriormente offeso in Italia da un incomprensibile Piton, è una bella pagina, anche se un tantino troppo accelerata pur nella chilometricità del film, e i protagonisti in qualche modo recitano, che non è poco. Sono invece un po' interdetto dalla figura di voi-sapete-chi... Fa una serie di figure da peracottaro per cui finisci per chiederti: ma questo sarebbe il pericolo finale del mondo dei maghi? Tiene la bacchetta come se le facesse un favore, fa dei lazzi da stadio quando ritiene di essersi finalmente liberato dell'avversario e si circonda di bruti e beoti, si fa dare scacco da NEVILLE! Per il pathos con cui l'autrice l'aveva iniziato a Notte folle a Manhattanevocare dai primi libri, la conclusione è amara, e non solo nel film.
E andiamo oltre. Quattro risate senza troppe pretese, ma con momenti di vero spasso quando Steve Carell cerca di fare il duro pur essendo un poveretto qualunque: "zippati la botola!" detto al Tosto ha la medaglia d'oro, ma ce ne sono parecchie altre, anche negli scambi con Mark Wahlberg, particolarmente in forma! Cosa di cui si accorge Tina Fey, ritrovata con grande piacere da 30 Rock e decisamente una delle novità da me più apprezzate: la danza erotica messa in scena dai due coniugi è fantastica! La morale di Notte folle a Manhattan è cmq "meglio fare la fila che fare i furbi", soprattutto se si è tendenzialmente normali, onesti e un po' noiosi. Una notte così, ad ogni modo, dovrebbe risolvere qualunque crisi di coppia, se si sopravvive...
L'ultimo dominatore dell'ariaE finisco, anch'io, con un incontro casuale, ma piacevole. L'ultimo dominatore dell'aria me l'ero proprio perso e sarebbe stato un peccato, visto l'uso coreograficamente e concettualmente bello che fa del tai chi. Un fantasy che parte da un manga, un regista di talento, M. Night Shyamalan, con radici che permettono di scorgere i metacontenuti di una storia e un degno senso estetico per una prima puntata accattivante che lascia la voglia di vedere il resto. Certo, aver avvisato in modo più chiaro che la storia stavolta non finisce qui sarebbe stato onesto, ma nel complesso non mi sembra ci sia molto da lamentarsi. L'avatar, che a dispetto della locandina, non è azzurro, si muove benino, la sua amica invece è proprio brava!

lunedì 11 luglio 2011

I Doors a Pistoia
In mezzo a quel delirio c'ero anch'io... Un po' commosso, un po' scettico, parecchio emozionato, perché un concerto commemorativo dei Doors non è roba da tutti i giorni e hai ogni ragione di stare un po' così. Anche se avevi otto anni quando il Re Lucertola se n'è andato verso la luna o probabilmente oltre e a diciassette ti sei preso una delle sbandate più durature e magnifiche della tua lunga carriera, trovarti qui, in questo caos tutto sommato bonario e allegro nonostante un'organizzazione da stronzi, è impegnativo. TI chiedi chi si prenderà il carico della voce, se gli arzilli vecchietti non avrebbero fatto meglio a restarsene a casa. E nel frattempo passa la bella sorpresa di James Burton e la conferma di Robben Ford. E la tensione si fa palpabile, l'anticipazione... E poi i Carmina Burana e tutti sono in piedi a saltare sulle sedie, alla faccia della svolta taylorista di quest'anno. E poi Roadhouse Blues e sei fuori, on the other side, per un paio d'ore. A ballare, a cantare con ragazzi di età improbabile orgogliosi nelle loro t-shirt e tu ne hai distrutte talmente tante negli anni che non ne vuoi più, lascia che il mito lo porti avanti qualcun altro, per te non è più un'immagine, un'icona strafottente, è un amico, un poeta grande e un eroe classico, di quelli che muoiono giovani e se ne vanno in a blaze of glory per restare eterni, fino al 2011 a Pistoia. Uno che ogni tanto sussurra versi o strilla con tutta la rabbia del mondo e ti guarda dalle macchine che passano. Uno che ha sfondato e se n'è andato tutto intero on the other side, in esplorazione, in cerca. Dave Brock - lo scopro dopo - è il front man dei Wild Child, tribute band dei Doors. Quando arriva sul palco pare un'allucinazione e quando canta pensi di aver bevuto decisamente troppa birra. E' bravo, è all'altezza, si guadagna il suo spazio tra i vortici e le spirali delle tastiere di Ray e gli stridii acidi o le limpide traiettorie di Robby e si sente che ci crede. When the music's over è bellissima, Love me two times e Peace Frog ancora mi fanno ballare adesso. Avrei voluto che cominciassero con Is everybody in? The Ceremony is about to begin, ma fa lo stesso, non ci contavo più e invece guarda, alla fine ci siamo incontrati e la piazza era una cosa sola, una voce sola. E Jim, da qualche parte, sorrideva.Ray Manzarek a Pistoia