Arriva Obama
Stupore tra i commentatori televisivi per la dimensione mondiale dell'attesa per l'evento
Cos'è, hanno bisogno di un grafico per capire che il mondo è disperato e in cerca di un Salvatore? A seconda del carattere, si potrebbe commentare alla latina mala tempora currunt o, insieme a Mao, che viviamo davvero in tempi interessanti...
Leggo su L'espresso 51/2008, a p. 187:
Per chi ama la vita all'aria aperta il trekking è l'ideale. L'escursionismo può essere praticato nei boschi, nei parchi o in montagna e si è ormai imposto come sport di tendenza, perché è sano e si concilia con la filosofia del benessere. Ma attenzione: anche qui lo stile è un imperativo categorico...
Comincio a venire di moda un po' troppo spesso. Mi chiedo stavolta dove ho sbagliato. E soprattutto se sia il caso di rimanere abbonato a L'espresso, viste le idiozie che scrive 
Ci sono corrispondenze che non capiamo, ma che sono lì, che ci aspettano. Ed è regolarmente come ritrovare un vecchio amico, uno di quelli che non vedi spesso, ma quando lo rincontri sembra non sia passato neanche un giorno. Piano piano ti abitui, anche se un vago senso di meraviglia resta, sullo sfondo. Così non mi sono stupito più di tanto scoprendo che a Londra c'era una mostra su Rothko, uno dei miei artisti preferiti. I viandanti affezionati ad Aforismatica ricorderanno forse che l'anno scorso ci fu una personale a Roma alla quale dedicai il primo (e unico, finora) post audio del blog. Stavolta ero alla Tate Modern (che tra l'altro mi ha impressionato per l'architettura, ma molto meno per la qualità delle collezioni) e si parlava dell'ultimo periodo: la monumentalità dei Seagram Murals, i Black on Black e la serie finale dei Black on Grey. Nove sale molto intense, acchiappate alle sette di sera di sabato 3 gennaio, con pochissima gente contro le folle di qualche mattina prima; un'audio/video guida bellissima ed esauriente, con poesie ispirate all'arte di Rothko recitate dagli autori, interviste al curatore e ad altri personaggi importanti, altre immagini a supporto e la bellezza silenziosa di queste grandi tele. Mai come con Rothko la sensazione di reciprocità è viva: tu guardi quella composizione apparentemente semplice e lei ti osserva, ti valuta, si gode il tuo spettacolo. In molti dei Murals, e al massimo grado nei Black on Black, guardare e vedere non coincidono. L'affiorare del senso sta nelle pennellate quasi invisibili, nell'arte manuale dell'artista che ha miscelato materie diverse per ottenere un effetto infinitesimo, il guizzo del miracolo, l'enigma del sapere circondato dal mistero e dalla tenebra. Certo le riproduzioni che trovate qui sono poca cosa, la riprova che la questione dell'aura Benjamin l'aveva toppata in pieno
Davanti ai Muri di luce o ai Murals o agli struggenti Black on Grey è l'unicum del gesto pittorico che sovrasta o accoglie. La forza del colore fatto cosa e pensiero al tempo stesso. L'energia della contemplazione e della ricerca incessante che sono lì e vibrano e offrono panorami sempre diversi a chi ha gli occhi giusti.
Buon anno! Forse un tantino fuori fase, ma auguro ai viandanti che sia cominciato come il mio. E speriamo in gruppo che continui così
Una settimana a Londra, della quale mi accingo a dare brevemente conto qui e che, come accade sempre, è passata a razzo, pur avendo dato una ricca messe di spunti. Inizio da quello qui accanto, un jukebox musical in scena da sette anni al Dominion Theatre di Tottenham Court ispirato alle canzoni dei Queen - che, si sarà capito, adoro. Per questo temo di non essere un buon critico: sono state due ore abbondanti di divertimento con un tocco di stupore, per l'atmosfera, le capacità dei performer, l'affetto condiviso dagli spettatori per il vecchio Freddie. Ottime musiche, suonate live da strumentisti di classe e curate dagli stessi Queen e una storia a supporto costruita con intelligenza, ricca di battute e riferimenti al mondo del cinema e del rock. La versione finale di Bohemian Rhapsody era assolutamente da brivido. Devo ammettere che ogni
volta che mi capita di vedere spettacoli simili provo una punta di invidia per coloro che vi partecipano: trovarsi su quel palco dev'essere un'esperienza indimenticabile, saper cantare così dal vivo idem... Vabbè, sarà per un'altra vita
A parte questo momento topico, il vagabondare al gelo ci ha spinto spesso a restare caldi a casetta nelle notti inglesi, dove tra cene luculliane ad opera di una piccola chef di talento - ciao Simo! - e chiacchiere da frequentazione trentennale ci sono scappati anche un paio di film. Una era in effetti una seconda visione: Pitch black, col roccioso Vin Diesel già visto in XXX e probabilmente in qualche altra occasione. Film horror-fantascientifico che ha cmq un suo perché, una buona tensione narrativa e personaggi piacevoli. Se solo si capisse per quale diavolo di motivo si ostinano ad andarsene in giro in una notte brulicante di mostri...
L'altro temo non sia
stato all'altezza. Trattasi di Pathfinder, stupidaggine gotico-fantasy con vichinghi cattivoni armati fino ai denti e dotati di elmi immensamente improbabili, decisi a sterminare una popolazione di indiani americani inetti, la cui unica fortuna sta nell'aver adottato, anni prima, un giovane vichingo degenere. Almeno questa è l'opinione dei criminali assetati di sangue che lui riesce a sconfiggere profittando della loro idiozia. Niente che valga la pena di vedere in condizioni diverse da quelle descritte *lol*
Sacro e profano - in senso lato - in questo piacevole Santo Stefano ozioso
Il Comune ha deciso di rinnovare un esperimento che aveva festeggiato lo scorso Natale di Roma, proponendo una ricostruzione dell'aspetto originario dell'Ara Pacis, ottenuta sovrapponendo ai pannelli frontali del monumento la proiezione di quella che si suppone ne fosse la versione a tinte forti. Il tutto condito da un'interessante "lezione" sugli scopi della sua erezione e brani di autori classici recitati con indubbio effetto scenografico. Segue la visita alla mostra
dedicata a Bruno Munari, con progetti grafici e creazioni che definirei metaartistiche che evidenziano il suo genio pionieristico ed estetico. Particolarmente belle le Macchine inutili, un cortocircuito tra bellezza e pretesa utilitaristica, che nella nostra cultura si dà come attributo principe e fondazione di realtà dell'oggetto. Per chi fosse interessato, i giochi di luce proseguiranno fino al 6 gennaio, con 4 visite giornaliere dalle 20,30 ogni mezz'ora (meglio prenotare allo 060608); la mostra di Munari invece dura fino al 22 febbraio. Dopodiché si torna a casa e, vista la questione dell'uso aristocratico del tempo che ogni tanto è possibile concedersi, si inciampa in un nuovo canale Sky (perlomeno nuovo per me, che la parte Cinema ultimamente la frequento poco) che trasmette nientemeno che Transformers, clamorosamente perso al cinema l'anno scorso. Sì, una ca@@ata colossale, ma confezionata al meglio e stranamente consonante con le provocazioni di Munari. Qui le macchine hanno un'anima e - alcune perlomeno! - un codice etico che si spererebbe a disposizione di più esseri umani. Se ci aggiungiamo che le pagine di Tito Livio ascoltate poco prima autorizzavano a un certo scetticismo sulle doti dell'umanità c'è quasi di che augurarsi di riuscire ad avere per amica una Camaro come quella del film...
Prima di tutto vorrei ringraziare chi di competenza per non essere nato pinguino imperatore! Capisco che questa storia si può interpretare come un inno alla Vita indomita e incurante delle difficoltà contro le quali si erge, ma qui si esagera, poveri cuccioli! Mesi di fila senza mangiare, in piedi contro tormente feroci e con un uovo in equilibrio precario sui piedi: mi sembra ci siano gli estremi per una condanna per crudeltà mentale
Al di là della peculiarità della routine vitale degli splendidi animali - che ricordano uno scaldabagno, ma molto più dignitoso - il documentario è notevole, non solo per l'interesse etologico, ma anche per le mire estetiche: attenzione al particolare, montaggio e colonna sonora si compongono in un'opera piacevole e magnetica. Divertente come sempre Fiorello, stavolta nella veste di narratore, anche se l'antropomorfizzazione degli animali mi lascia sempre più perplesso e insofferente.
Meno male che non hanno deciso di chiudere anche i prefestivi, oltre che il lunedì! Così si è potuto profittare della vacanza - un po' scapicollata, ma sempre vacanza - per una passeggiata artistica e un tuffo a Piazza Navona. Sarà che sono di buon umore, in questi ultimi tempi, ma l'atmosfera mi è sembrata migliore degli anni scorsi, con cose anche carine e non troppo "cinesi", una pletora di mimi di buona volontà - "Learn your words!", mi viene sempre in mente *lol* - e un franchising indo-arabo della Focaccia tradizionale di Piazza Navona particolarmente spassoso
A parte questo, la mostra merita. Per quanto riguarda la logistica, un'illuminazione assai ben studiata si contrappone a un percorso un tantino arzigogolato e non molto chiaro, mentre il dispiegamento preoccupante di cartelloni esplicativi che accoglie il visitatore si esaurisce nelle prime sale, lasciando poi gli ospiti in balia di se stessi. La scelta di opere è molto interessante, con alcuni punti forti come i due Rembrandt - spettacolare il Cambiavalute - e il Vermeer qui sopra, dove la qualità della luce è come sempre ultraterrena. Anche alcuni "minori" sono però occasione di belle esperienze estetiche, van Dyck e Pieter de Hooch e Gerard ter Borch. Ho trovato un'altra Natura morta molto molto bella e alcuni ritratti di rara intensità, in particolare L'uomo con l'elmo d'oro, di un anonimo allievo di Rembrandt. Per chi ama il Seicento olandese decisamente una passeggiata da non perdere; per gli altri pure
E già che ci siamo... AUGURI!!!
Se da qualche mese guardo solo serial e animazione ci sarà una ragione - a prescindere dagli effetti dell'età?
Probabile overdose da film canonici, dove con canonico intendo recitato da tizi in carne ed ossa e concluso in una sola seduta, probabile saturazione del mezzo cinematografico classico, principio di blasé. Un po' tutto questo, ma anche il fatto che apparentemente le idee migliori vengono a quelli che si svincolano dal realismo, per quanto condito con effetti speciali. Cosa abbiamo qui? un topolino adorabile e un campionario di varia umanità, compresa una fanciulla con gli occhioni. Un film che si guarda in un soffio e spinge poi a immaginare chiavi di lettura: per esempio, un topolino che dirige un uomo usando i capelli come redini non è una splendida immagine per il cervello triunico di McLean? Perfino meglio, perché in questo caso Ratatouille fa da demone amichevole e misurato e l'intera storia è l'augurio di un nuovo equilibrio tra la nostra componente animale e quella razionale. E anche di una nuova stagione in cui le posizioni più tetragone (lol!) e incancrenite siano capaci di ripensarsi e riaprirsi alla vita e alla meraviglia. Non male per un cartone animato...
Ci sono andato ieri, per essere precisi, ma ultimamente non riesco a tenere il mio ritmo
Bella mostra, e ammetterlo mi costa visto che l'ha curata Sgarbi, ma bisogna essere onesti. Mostra equilibrata, piacevole da seguire e soprattutto ospitata da un palazzo splendido, il Baldeschi a Corso Vannucci, il cui piano nobile costituisce un bonus di grande valore. Bello seguire i passi di due grandi collezionisti - figure che amo particolarmente perché evidenze del Beruf, della chiamata a dare a vedere il proprio demone - il cui particolare spirito è ben esemplificato dalle frasi poste nelle sale e da molte citazioni dell'audioguida fin troppo esaustiva. Ho avuto il piacere - pregi dell'età *grin* - di reincontrare vecchi amici,
come la Sirena qui sopra, già incrociata a una mostra sul Futurismo a Roma, tempo fa. Mostra dove però non c'era un altro pezzo pregevole, il Ritratto della madre di Boccioni. E poi nuovi incontri, per un prossimo futuro di familiarità: una splendida Natura morta di Cézanne, che non è tra i miei preferiti, ma stavolta era strabiliante, come anche un'altra Natura morta, stavolta con pipa e di De Pisis, penso il pezzo migliore dell'esposizione; un Temporale estivo (non giuro sul titolo) di Braque di rara delicatezza; un nudo Allo specchio di Grosso magistrale, infinitamente Belle Epoque. Chiudo con un nuovo brivido dell'amico Vincent, che raramente manca di portarmi le lacrime agli occhi. Senz'altro da vedere, e magari anche da rivedere. Tra l'altro i giornalisti qui sono di casa, perfino quelli solo blogger 
Il papa sulla crisi economica
Tra le innumerevoli competenze del Santo Padre possiamo ora annoverare anche la capacità di penetrare criticamente nei gangli vitali del sistema finanziario. Visti i risultati ottenuti dai tecnici, potrebbe trattarsi tutto sommato di una buona notizia.