Le sessioni estive di visione film sono buffe, perché guidate dal caso molto più del solito e normalmente lontane da collegamenti Internet (bisogna pur disintossicarsi, no? :) Capita così che ti ritrovi davanti a pellicole (si potrà ancora dire, col digitale?) che ti eri radicalmente perso, nonostante un gran cast: in Perfect Stranger ci sono Halle Berry, Bruce Willis, Giovanni Ribisi - che ha fatto parecchia strada da Friends - e perfino un reduce da CSI come Gary Dourdan. Eppure... Per carità, donne splendide, Victoria's Secret, colpi di scena, ma francamente sono contento di averlo visto così di sguincio perché al cinema mi sarei stranito! Non so il motivo, è piuttosto un'insoddisfazione diffusa, una debolezza di trama, come se l'avessero arzigogolata un po' troppo. Cosa che invece non si può dire di Louise Michel, quella che i francesi
definirebbero une trouvaille, una scoperta del tutto inattesa. Una commedia mezza noir, mezza chissà cosa, che per di più trova un modo intrigante e inedito per discutere di globalizzazione e comportamenti non proprio etici del padronato: in effetti se tu volessi ammazzare il padrone che ti ha chiuso la fabbrica sotto il naso come faresti? Sarebbe così facile trovarlo in un mare di scatole cinesi, amministrazioni multinazionali e società offshore? Vedere per scoprirlo :) Eppoi, eppoi... Incursione flashback nel 1990 con un film d'autore anch'esso completamente saltato. Si tratta di Crocevia della morte, dei fratelli Coen. Devo dire che sono proprio contento di averlo visto solo ora, perché ha qualcosa di profetico. A parte il fatto che presenta metà delle star attuali ai loro inizi, cosa che mi affascina sempre
un po' - Gabriel Byrne, John Turturro, Steve Buscemi - prepara e anticipa uno dei successi serial di quest'anno, Boardwalk Empire, che ha avuto come protagonista proprio il buon Buscemi, cresciuto da far spavento. Trama discretamente incasinata, con un Byrne semidiabolico, ma anche un tantino scavezzacollo, bei personaggi e begli ambienti: lo raccomando senz'altro, non senza accennare alla presenza residua di un'etica da malfattori che comincia già a mostrare la corda.
Tutto finisce. E, aggiungerei, meno male! Tanto per riprendere la questione della coazione a ripetere e della quasi necessità di finire quello che si comincia, era pure ora che il maghetto ci lasciasse, anche se sospetto che non sarà un addio definitivo. Propongo, a livello di scommessa surreale, le avventure di Albie Potter (il figlio dal nome altisonante) o di Larry Potter, il gemello del quale nessuno sapeva nulla tranne Aberdeen Dumbledore, il terzo fratello di Albus del quale nessuno sapeva nulla tranne... Ad ogni buon conto, questo è stato il meno insopportabile degli ultimi, quellli in cui l'entusiasmo era andato scemando. Il riscatto del povero Snape, ulteriormente offeso in Italia da un incomprensibile Piton, è una bella pagina, anche se un tantino troppo accelerata pur nella chilometricità del film, e i protagonisti in qualche modo recitano, che non è poco. Sono invece un po' interdetto dalla figura di voi-sapete-chi... Fa una serie di figure da peracottaro per cui finisci per chiederti: ma questo sarebbe il pericolo finale del mondo dei maghi? Tiene la bacchetta come se le facesse un favore, fa dei lazzi da stadio quando ritiene di essersi finalmente liberato dell'avversario e si circonda di bruti e beoti, si fa dare scacco da NEVILLE! Per il pathos con cui l'autrice l'aveva iniziato a
evocare dai primi libri, la conclusione è amara, e non solo nel film.
E andiamo oltre. Quattro risate senza troppe pretese, ma con momenti di vero spasso quando Steve Carell cerca di fare il duro pur essendo un poveretto qualunque: "zippati la botola!" detto al Tosto ha la medaglia d'oro, ma ce ne sono parecchie altre, anche negli scambi con Mark Wahlberg, particolarmente in forma! Cosa di cui si accorge Tina Fey, ritrovata con grande piacere da 30 Rock e decisamente una delle novità da me più apprezzate: la danza erotica messa in scena dai due coniugi è fantastica! La morale di Notte folle a Manhattan è cmq "meglio fare la fila che fare i furbi", soprattutto se si è tendenzialmente normali, onesti e un po' noiosi. Una notte così, ad ogni modo, dovrebbe risolvere qualunque crisi di coppia, se si sopravvive...
E finisco, anch'io, con un incontro casuale, ma piacevole. L'ultimo dominatore dell'aria me l'ero proprio perso e sarebbe stato un peccato, visto l'uso coreograficamente e concettualmente bello che fa del tai chi. Un fantasy che parte da un manga, un regista di talento, M. Night Shyamalan, con radici che permettono di scorgere i metacontenuti di una storia e un degno senso estetico per una prima puntata accattivante che lascia la voglia di vedere il resto. Certo, aver avvisato in modo più chiaro che la storia stavolta non finisce qui sarebbe stato onesto, ma nel complesso non mi sembra ci sia molto da lamentarsi. L'avatar, che a dispetto della locandina, non è azzurro, si muove benino, la sua amica invece è proprio brava!
In mezzo a quel delirio c'ero anch'io... Un po' commosso, un po' scettico, parecchio emozionato, perché un concerto commemorativo dei Doors non è roba da tutti i giorni e hai ogni ragione di stare un po' così. Anche se avevi otto anni quando il Re Lucertola se n'è andato verso la luna o probabilmente oltre e a diciassette ti sei preso una delle sbandate più durature e magnifiche della tua lunga carriera, trovarti qui, in questo caos tutto sommato bonario e allegro nonostante un'organizzazione da stronzi, è impegnativo. TI chiedi chi si prenderà il carico della voce, se gli arzilli vecchietti non avrebbero fatto meglio a restarsene a casa. E nel frattempo passa la bella sorpresa di James Burton e la conferma di Robben Ford. E la tensione si fa palpabile, l'anticipazione... E poi i Carmina Burana e tutti sono in piedi a saltare sulle sedie, alla faccia della svolta taylorista di quest'anno. E poi Roadhouse Blues e sei fuori, on the other side, per un paio d'ore. A ballare, a cantare con ragazzi di età improbabile orgogliosi nelle loro t-shirt e tu ne hai distrutte talmente tante negli anni che non ne vuoi più, lascia che il mito lo porti avanti qualcun altro, per te non è più un'immagine, un'icona strafottente, è un amico, un poeta grande e un eroe classico, di quelli che muoiono giovani e se ne vanno in a blaze of glory per restare eterni, fino al 2011 a Pistoia. Uno che ogni tanto sussurra versi o strilla con tutta la rabbia del mondo e ti guarda dalle macchine che passano. Uno che ha sfondato e se n'è andato tutto intero on the other side, in esplorazione, in cerca. Dave Brock - lo scopro dopo - è il front man dei Wild Child, tribute band dei Doors. Quando arriva sul palco pare un'allucinazione e quando canta pensi di aver bevuto decisamente troppa birra. E' bravo, è all'altezza, si guadagna il suo spazio tra i vortici e le spirali delle tastiere di Ray e gli stridii acidi o le limpide traiettorie di Robby e si sente che ci crede. When the music's over è bellissima, Love me two times e Peace Frog ancora mi fanno ballare adesso. Avrei voluto che cominciassero con Is everybody in? The Ceremony is about to begin, ma fa lo stesso, non ci contavo più e invece guarda, alla fine ci siamo incontrati e la piazza era una cosa sola, una voce sola. E Jim, da qualche parte, sorrideva.
Perché un popolo che danza è un popolo che avanza!
Negrita, Muoviti
"Un indiano delle pianure o un indigeno della Nuova Guinea trasportato nel mezzo di Manhattan, all'ora in cui le folle si riversano per strada per il «lunch break» [...] resterebbe scioccato dai semafori, dalle automobili e dalla quasi completa sostituzione degli alberi e dell'erba con un ambiente costruito. Lasciando da parte lo shock tecnologico [...] sarebbero però soprattutto le dimensioni della folla in mezzo a cui si trova a suscitare il suo stupore [...] Nella sua esperienza una folla, una così grande quantità di persone, è il materiale primario per una festa e una così larga folla rende la possibilità di una festa molto più impressionante di quanto lui abbia mai potuto immaginare"
B. Ehrenreich, cit. in F. La Cecla, Contro l'architettura, Torino, Bollati Boringhieri, 2008, p. 115
Ci sono forme piacevoli di coazione a ripetere. Questa è una *lol* per quanto l'idea di sequel, prequel e saghe infinite cominci a sfinirmi, capitan Jack Sparrow conserva una sua magia, pur nello stereotipo. La maestria di Johnny Depp sfugge regolarmente alla semplice ripetizione: la scena in cui è prigioniero e brama il bignè alla panna è favolosa! E tutta la gestualità ormai vista e rivista si rinnova e rinfresca. Le battute non sono granché importanti, la trama idem: è lui che merita, il solo e unico capitan Sparrow! Poi, per carità: Penelope Cruz, Geoffrey Rush, Ian McShane, ottimi comprimari, ma il senso di seguire questa strampalata serie di avventure secondo me è tutto lì, nella svagatezza geniale e quasi ultraterrena del pirata bistrato, che in effetti della fonte dell'eterna giovinezza può anche fare a meno
Poco a poco scompaiono degli elementi del paesaggio interiore che neanche avresti detto. Una figura, un ricordo, i brividi di certi assolo occupano molto più spazio nell'economia di vita di quanto non si immagini. Fare thee well, old friend...Thunder road
And the screen door slams, Mary's dress sways
Like a vision she dances, across the porch
As the radio plays, Roy Orbison singing for the lonely
Hey that's me and I want you only
Don't turn me home again
I just can't face myself alone again
Well, don't you run back inside, darling
You know just what I'm here for
So you're scared and you're thinking
That maybe, we ain't that young anymore
Show a little faith, there's magic in the night
Ain't a beauty, but hey you're alright
Oh yeah, and that's alright with me
You can hide 'neath your covers
And study your pain
Make crosses from your lovers
Throw roses in the rain
Waste your summer praying in vain
For a savior to rise from these streets
Well, I'm no hero, that's understood
All the redemption I can offer, girl, is beneath this dirty hood
With a chance to make it good somehow
Hey, what else can we do now?
Except roll down the window
And let the wind blow back your hair
Well, the night's busted open
These two lanes will take us anywhere
We got one last chance to make it real
To trade in these wings on some wheels
Climb in back, Heaven's waiting down on the tracks
Well, oh oh, come take my hand
We're riding out tonight to case the promised land
Oh oh, thunder road, oh thunder road, oh thunder road
Lying out there, like a killer in the sun
Hey I know it's late, but we can make it if we run
Oh oh, thunder road, sit tight take hold, thunder road
Well, I got this guitar, and I learned how to make it talk
And my car's out back, if you're ready to take that long walk
From your front porch to my front seat
The door's open but the ride, it ain't free
And I know you're lonely
For words that I ain't spoken
But tonight we'll be free
All the promises'll be broken
There were ghosts in the eyes
Of all the boys you sent away
They haunt this dusty beach road
In the skeleton frames of burned out Chevrolets
They scream your name at night in the street
Your graduation gown lies in rags at their feet
And in the lonely cool before dawn
You hear their engines roaring on
But when you get to the porch, they're gone
On the wind, so Mary climb in
It's a town full of losers
Then we're pulling out of here to win
Questo, tanto per cambiare, lo registro fuori tempo massimo, probabilmente perché pensavo fosse una mezza bufala. Invece Dragon Trainer è un film divertente e ben realizzato, che nasconde molta più sostanza del previsto. In effetti, lo si potrebbe definire un'applicazione di un principio organizzativo piuttosto fico che ho incontrato da poco, quello del vu ja de: ossia guardare a cose note da un nuovo punto di vista, magari - come in questo caso - antitetico. I draghi, si sa, sono feroci e malvagi e vanno quindi sterminati. In effetti, quando compare la clausola "si sa" comincia a essere opportuno drizzare le orecchie e le vibrisse e pensarci bene. Come il giovane protagonista dimostra a perfezione, contro tutto e tutti (quasi). D'altronde la Furia nera che ha la fortuna di incontrare e di salvare è adorabile: in effetti somiglia drammaticamente alla mia gatta nera, diciamo un incrocio tra lei e Pikachu per la precisione, e quindi è avvantaggiato e di molto sui suoi simili vichinghi *lol* Al di là del potenziale immaginale del drago, cmq, e del discorso sulla relativa libertà dei giovani da pregiudizi invalidanti, c'è un altro filo rosso del film che lo accosta a quello per cui ho messo mano al
browser, X-Men. L'inizio. Ci si trova, in entrambi i casi, a fare i conti con l'Altro, il diverso. Un po' più appariscente nella prima storia, un po' più variegato nella seconda - mentre il dottor X e Magneto sono normalissimi da fuori, Mystica e la Bestia un po' meno :D - ma comunque diverso e per ciò stesso minaccioso. In termini cinematografici il nuovo capitolo della saga è uno dei prequel più azzeccati che abbia visto, emancipato da una serie di comuni ovvietà e ben narrato, anche se un tantino troppo lungo per i miei gusti. Bravi i protagonisti, ma devo ammettere che Magneto - Michael Fassbender - dà una pista a tutti gli altri e non solo perché è il personaggio che mi è sempre piaciuto di più, pur essendo drammaticamente aut/aut *lol* Detto questo, la storia è, per sua vocazione, tutta una variazione sul tema dell'accettazione dell'Altro e sulle difficoltà apparentemente insormontabili che questa pone. Dico apparentemente perché insisto a essere cocciutamente ottimista, contro ogni evidenza. I missili dell'ultima scena illustrano senza possibilità di errore questo assunto, temo. Favoloso il cameo di Wolverine :)))
Farci i conti. E se per riuscirci serve un docufilm d'animazione, estremamente cross-gender, va bene così. Valzer con Bashir è una lunga presa d'atto, poetica e visionaria, della presenza e del ruolo del regista in uno dei momenti più bui della storia recente, il massacro di Sabra e Chatila in Libano. Tanti anni fa, per molti naviganti e vagabondi virtuali probabilmente parole vuote. Per noi più grandicelli una notizia traumatica. Per chi c'è stato un'ombra, un buco nero della memoria, una litania di domande. "Com'è possibile," si chiede l'alter ego disegnato del regista, "che nessuno abbia fatto due più due?" Incredibile ma vero, a volte la matematica non è affatto ovvia come sembra. E le falangi cristiane sono libere per ore, per giorni, di sterminare la popolazione, tutta, dei campi sotto l'occhio distratto o connivente dell'esercito israeliano. E' una voce atipica, non la denuncia altrui peraltro necessaria, ma il tentativo di far pace col proprio passato. La scoperta che anche la piccola azione o la non-azione sono di fatto un prender posizione, un essere corresponsabili, un qualcosa che resta e disegna il percorso successivo. Un film molto bello, uno strumento di autoanalisi ad hoc, con immagini che restano impresse pur nel loro essere un accenno. Fino al momento catartico in cui non bastano più e compaiono, violenti come un colpo allo stomaco, gli spezzoni di realtà. L'orrore di una specie che, se non altro, è magistrale nel farsi male.
Dice "I dialoghi sono un po' deboli"... E chissenefrega dei dialoghi! Qui si grugnisce, si suda e si corre e lo si fa gran bene!!! LOL Uno splendido antidoto a ogni crisi o momento perdurante di intellettualità, Fast & Furious è la serie perfetta per un cinema fatto di adrenalina, eccitazione e istinti primari: qui in particolare, nel quinto capitolo, torniamo alla sana brutalità degli inizi che la puntata scorsa - peraltro fichissima ^_^ - aveva sacrificato al glam e al patinato. Torna Vin Diesel, l'uomo dai sorrisi più impercettibili che conosca, tant'è vero che a tratti pensi l'abbia fatto perché ci sarebbe stato bene, ma non sei granché sicuro. E accanto, o sopra o intorno, le definizioni di luogo qui creano problemi, gli hanno messo una montagna umana di nome Dwayne Johnson, il mitico The Rock, uno che sorride ancora meno, ma suda molto, molto di più! Il resto è un casting superbo e coreografie letteralmente da sballo: temo che tornerò a vedere l'inseguimento con la cassaforte perché è veramente di grandissima fichezza
E come potevo non andarci, dopo che da piccolo era una delle mie collezioni Marvel ufficiali? LOL E come dice il mio amico Loki - tra l'altro uno dei più titolati a parlare, per ovvie ragioni - poteva andare decisamente peggio! Certo, il nostro eroe ha un'aria un tantino troppo pacioccona per i miei ricordi e per l'iconografia classica di Thor, mentre tanto per cambiare il cattivo mi pare perfetto, anche se cattivo sui generis: non riusciamo più ad avere manco un cattivo a tutto tondo, neanche il Signore degli Inganni è più adeguatamente carogna, che tristezza! A parte questo però il versante fantastico (anche con l'ausilio del 3D) è favoloso: il ponte dell'Arcobaleno, Heimdall, i viaggi cosmici sono letteralmente da sballo. La parte sulla povera Terra lascia un po' a desiderare, ma per il momento ci si accontenta, in attesa degli Avengers. Bellissimo Idris Elba - il Luther televisivo - nei panni di Heimdall.