Non si fa in tempo a dirle, le cose
Bel film, La sposa turca, probabilmente degno di qualche altra considerazione. Sotto al testo dell'emigrazione turca in Germania e dei conflitti di genere e di generazione, una riflessione che definirei strutturalista, sulla cogenza formale delle situazioni e la difficoltà anche per i più estremi difensori del proprio arbitrio di resistervi. I due disastratissimi protagonisti, pur prendendo il matrimonio con una buona dose di originalità, ne vengono attratti come falene alla fiamma e forse è un bene... Ma in un capovolgimento non troppo ottimista la stessa invisibile messa in forma si ripropone dopo anni, con altri risultati. Film intenso, lei, Sibel Kekrilli, particolare e segretamente attraente.
Ho finora lasciato da parte le recensioni di romanzi e narrativa in generale, preferendo trattare quelli che più mi sfiziavano in Ciottoli. Dato che però tutto cambia e ultimamente sono incappato in due splendidi autori, ho pensato di interrompere il silenzio su queste pagine dandone una breve notizia. Il primo è Neal Stephenson, autore del qui affianco Cryptonomicon, uno di quei libri che scatenano la voglia di scrivere e al contempo la frustrano irrimediabilmente, visto che il livello raggiunto dall'autore mi pare di assai difficile accostabilità *sigh* Ottima gestione delle trame e uno stile unico, teso, ironico, a tratti divertente e a tratti esagerato: una caccia al tesoro lungo un secolo, con personaggi intessuti in un solo disegno che si svela per lampi e salti spazio-temporali, con pagine da urlo su teoria matematica e criptografia e notevolissimi cenni storici. Unica avvertenza, è per lettori forti, sono più di 1200 pagine
Da tutta un'altra parte, invece, Fred Vargas, pseudonimo ingannevole della zooarcheologa e medievalista Frédérique Audouin-Rouzeau, della quale ho appena
finito Nei boschi eterni restandone incantato. Sarà che sento molto vicino il commissario Adamsberg, "spalatore di nuvole", e adoro le infrazioni del Medioevo, per quanto cervellotiche, ma la scarsissima verosimiglianza di certi passaggi non mi ha affatto disturbato, anzi direi di essermi trovato assolutamente a mio agio nell'universo casuale e sghimbescio del commissario e nella visione del mondo della sua creatrice. Autori e libri che non posso non consigliare caldamente 
Ci sono cose che mi danno veramente sui nervi. Una in particolare è quando la logica (?) di mercato che già condiziona più che abbastanza la mia vita arriva a corrodere i pochi punti fermi che pensavo di aver trovato nel desolante panorama dell'attualità. Può forse sembrare esagerato, ma quando è da sempre che vivi a suon di musica - una certa musica, naturalmente
- la certezza di avere qualcuno che la pensa come te e che sa regalarti qualche ora di eccellente ascolto, insegnandoti al contempo delle cosette che nonostante la miglior buona volontà ti erano sfuggite, non è cosa da poco. Sto parlando, come gli aficionados potrebbero a questo punto aver intuito, di Area protetta, condotto da anni dal buon Sergio Mancinelli - qui accanto - tra i migliori, imho, dj italiani, programma cult al quale ho avuto il piacere di partecipare qualche tempo fa (tra l'altro, per chi proprio non ne potesse più del silenzio assordante le puntate sono su Emule, chiavi di ricerca Archivio Aforismatica Area Protetta
). Ora, per una svolta (?) nella direzione artistica, il suddetto programma è stato simpaticamente soppresso da Linus - il nuovo direttore artistico, non il fumetto - senza troppe spiegazioni né a Sergio, né alle centinaia di ascoltatori che hanno prontamente chiesto ragione dell'intelligente iniziativa. Radio Capital è diventata l'ennesima radio-uguale-a-tutte-le-altre della quale si sentiva senz'altro il bisogno. Questo in omaggio a logiche (?) aziendali che questo post spiega alla perfezione e che fanno sì che non ci sia verso di ascoltare qualcosa che non sia promosso a suon di bigliettoni dalle majors di turno, senza alcuna preoccupazione per la sua qualità. La standardizzazione procede sovrana, senza tenere in alcun conto il parere di molti utenti - un bel numero, come vedremo, e mooolto motivati - che non costituiscono evidentemente maggioranza, né target appetibile e dovranno quindi sentirsi la musica che amano per altre vie. Fin qui la triste cronaca, con pessime ricadute: Radio Capital è del Gruppo L'espresso e ci si poteva stupidamente aspettare un comportamento diverso, sia a monte con un'attenta salvaguardia di orientamenti diversi dal mainstream, sia a valle con un certo rispetto per le opinioni altrui. In effetti stupidamente, ma tant'è...
C'è però un aspetto positivo, uno di quegli effetti perversi che dirigenti giovanilisti e manager imbevuti di teorie organizzative difficilmente sanno immaginare: c'è la rete, ci sono i blog, c'è qualcosa che va al di là dell'economico e tocca la sfera della passione, della condivisione, delle affinità elettive. All'indomani del colpo di mano che ha sancito la fine di una delle poche radio ascoltabili italiane, dopo i primi momenti di stupore, la community che si era raccolta attorno ad Area protetta ha cominciato a organizzarsi anche lei. Ne do conto solo oggi perché il mio legame con Sergio e il suo programma era come un'amicizia di lunga data, non serviva che lo ascoltassi regolarmente, bastava sapere che c'era: oggi, insospettito dalla ripresa delle trasmissioni che ha scatenato in me sentimenti di vivace insurrezione, ho fatto una breve ricerca, scoprendo quanto qui sopra riassunto e altre cosette molto più piacevoli.
Qui su Splinder, ad esempio, un amico ha prontamente creato un blog di supporto e coordinamento al quale consiglio caldamente di far visita. Un altro ha aperto una petizione a favore di Area protetta a questo indirizzo, mentre Rockol ospita settimanalmente delle scalette di Sergio per continuare almeno ad avere qualche buona idea musicale, in attesa che qualcuno meno annebbiato gli restituisca voce e banda.
Non credo che Linus e compagni si aspettassero tanta passione e mi auguro sinceramente che qualcuno, in un futuro non troppo lontano, li tratti con la stessa professionalità e simpatia di cui hanno dato prova in quest'occasione. Certo è che, nonostante lo scetticismo con cui guardo a livello teorico a molte manifestazioni del web, non posso che leggere questo processo con gioia. E' vero, parte da qualcosa di molto più caldo del semplice mezzo informatico - la radio, la voce, la musica e, soprattutto, la sensazione invisibile dell'unione quasi rituale che l'ascolto comune regala - ma lo strumento Internet consente oggi una flessibilità e una potenza di iniziativa che non possono non esser prese in considerazione e potrebbero, chissà, portare veramente a qualche divertente cambio di equilibri...
Sarò probabilmente un sentimentale, ma ogni volta che ripenso all'inizio di Shrek e basta, a dire il primo della serie, mi si riempiono gli occhi di lacrime e non riesco a trattenere un ghigno di delizia. Andando avanti con i sequel, però, quella preziosa sensazione - un po' di cattiveria e ferocia in un mare di melassa - si è persa e il nostro orcaccione è diventato addirittura un padre premuroso, che di irriverente e irridente non ha assolutamente niente. Per quanto si tratti di un film piacevole e per quanto il livello dell'animazione sia assolutamente mozzafiato, non ha nulla a che fare con lo spirito del primo episodio e, devo dire, mi comincia un po' a rompere le scatole. A essere provocatorio, direi che è tempo di un bello spin-off che abbia come protagonisti Ciuchino o, ancora meglio, il Gatto con gli stivali 
Inizierei con una notazione di costume: in Saturno contro c'è un serio problema di parrucchiere. Sono tutti costantemente fonati, azzimati, messi in piega in modo imbarazzante. Margherita Buy sembra sempre appena uscita da un salone di bellezza, anche quando si alza nel cuore della notte col marito, Stefano Accorsi, che le confessa un tradimento. Lui, Accorsi, sembra un uomo di mezza età che non si arrende agli anni e ne risulta plastificato... Insomma, trasferendo questo discorso al film di cui le pettinature fanno parte, se ne trae una pellicola piacevole, ma vuota, anche lei azzimata, senza alcuna analisi approfondita dei personaggi, spesso superficialmente attraenti, ma del tutto inutili, come quello di Ambra Angiolini - peraltro bella e capace - e dinamiche semplici e quasi offensive, come quelle tra Pierfrancesco Favino e il padre del suo amante defunto. Perfino i rapporti tra moglie e amante - un'affascinante Isabella Ferrari - sono eeeeestremamente civili
Un filo troppo, così che il film in ultimo risulta artefatto e poco convincente.
Non so se vi sia mai successo di scendere da una macchina o da una moto e di pensare "Diamine, oggi era perfetto!" Curve morbide ma potenti, il gas che entrava al momento giusto e tutti i vettori in sinergia... Come fare surf, sull'acqua o sulla neve o sull'asfalto poco importa: quella splendida sensazione d'equilibrio e potenza, un minimo tocco che modifica completamente le impostazioni e le lamine che mordono e ruggiscono. E acceleri. E in parte controlli e in parte sei trasportato. Esilarato
Mi ricordo momenti sugli sci, a vela, in moto, sullo skate, me li ricordo e ancora oggi sento quelle emozioni, quella completezza... E, beh!, potrà sembrare strano, ma questo film mi ha ridato un po' di quel brivido. Nella guida drifting c'è un'eleganza che fa sì che basti a se stessa, la trama è un di più che in questo caso non stona, ma non aggiunge nulla, se non la scusa per glissare con la videocamera su folle di ragazze da sturbo e qualche momento di confronto macho. Colonna sonora adrenalinica al punto giusto, di quelle che vanno bene solo mentre guardi il film. Ma le corse, oh le corse... 
Pare che le ferie - intese come spostamento in luoghi di ozio (relativo) e spensieratezza - siano definitivamente archiviate anche per quest'anno *sigh* Tendenzialmente si riprendono le vecchie (sane?) abitudini un po' per volta e così rieccomi al blog, forte di una visione casuale, ma piuttosto interessante. Il film non è male, anche se a tratti è un po' troppo lento e forse anche "telefonato". Samuel Jackson è sempre un piacere e Julianne Moore conferma il suo talento nell'impersonare creature disturbate e borderline, ma il punto non è questo. La cosa più interessante è l'attenzione al problema razziale e sociale negli USA e l'esplorazione di una quotidianità sulla quale di solito il cinema sorvola oppure si focalizza tanto da impedirne un apprezzamento, come dire, in scala. In questo caso, invece, le tensioni e il conflitto sono parte integrante della vicenda, ma ne costituiscono lo sfondo e ne perturbano gli avvenimenti. Sono un contrappunto che mette in risalto le difficoltà, le esclusioni, la sfiducia che viziano il rapporto della popolazione nera con le istituzioni e trasformano ogni evento puntuale nel potenziale sassolino che genera la valanga. Molto bella anche la dinamica delle appartenenze, con l'esclusa bianca che si rifugia presso gli esclusi neri per esserne prontamente rigettata non appena causa problemi. Direi un film da vedere.
Incredibile come il tempo a volte si dilati e permetta di fare molte più cose del previsto. La sosta sulla via dell'imbarco a casa di un'amica con Sky mi ha permesso di vedere anche Il codice Da Vinci prima di partire per le meritate ferie. Resta da definire se si è trattato o meno di una fortuna
E devo dire che tutto sommato poteva andare peggio! Il libro l'ho letto in venti minuti e, a parte il ritmo, non aveva assolutamente nulla: la sola cosa notevole è che segnala quanto la fame di mistero e il potere degli antichi simboli siano ancora vivi e attivi nella nostra società pseudorazionalistica. Tanto da trasformare in capovaloro un prodotto di bassa manovalanza letteraria. Il film, proprio perché tale, sorvola su tutte le pecche di costruzione dei personaggi del romanzo e viene fuori gradevole, rapido, con qualche buco qua e là, ma niente di irreparabile. Un bravo Tom Hanks, anche se alquanto imbolsito, che assomiglia sempre più a un mix tra Bill Murray e Stephen Seagal, e una fotografia niente male. Non contento dell'andata, poi, ho tentato il bis anche al ritorno, ma lì mi è andata
proprio male *sigh* Di The New World non posso dire molto perché ho cambiato canale dopo circa un quarto d'ora di noia assoluta, con indiani che si aggiravano tra campi di erba altissima come se ne avessero appena fumata altrettanta, una protagonista bella ma stupita h24 e Colin Farrell che, per essere un capitano inglese del XVII secolo, era assolutamente troppo tormentato e filosofico. Come dicevo, non potendone più ho preferito optare per una seconda visione con cui, come si dice, mi sono rifatto la bocca: X-Men Conflitto finale, che anche dopo un anno e mezzo rimane un'esperienza notevole