Spesso crediamo di ottenere il massimo dal nostro cervello quando i pensieri sono ben organizzati e focalizzati, quando siamo in grado di enunciare chiaramente obiettivi e intenzioni, e il mondo sfuggente attorno a noi viene classificato secondo uno schema ben preciso. In realtà, la mente umana si impernia sul disordine a vari livelli, dall'elaborazione dei dati sensoriali alla formulazione di idee complesse. Il cervello si è evoluto per funzionare in un mondo caotico e, a volte, quando insistiamo a pensare in modo chiaro e ordinato, in realtà stiamo impedendo alla mente di fare ciò che le riesce meglio. Di fatto, quando il nostro cervello sembra riuscire a incasellare perfettamente il mondo che ci circonda, è più esposto al rischio di portarci fuori strada.E. Abrahamson, D. H. Freedman, La forza del disordine, Milano, Rizzoli, 2007, pp. 234-235.
L'altro giorno ho rischiato la colluttazione con un bruto che voleva farmela pagare a tutti i costi per non aver attraversato sulle strisce. Oggi mi trovo a leggere del disordine nel traffico e del fatto che gli "attraversatori ribelli" fungono da valvole di sfogo in una regolazione eccessiva *lol* Pare anzi che, stando alle statistiche, siano molti di più i pedoni investiti sulle strisce stesse che non quelli che non ci fanno troppo caso:
"I pedoni che si trovano regolarmente sulle strisce spesso guardano dritto mentre attraversano - il segnale ha detto di avanzare, quindi danno per scontato che farlo sia sicuro. Se però questi segnali fossero forniti di note, allora recherebbero scritto qualcosa come «Walk*»
* «Ovvero: camminate pure, ma molto attentamente, dando uno sguardo agli automobilisti sulla strada a voi parallela che passando con il verde potrebbero svoltare l'angolo a tutta velocità, per non parlare dei guidatori distratti, di quelli ottenebrati dalle droghe e dall'alcool, e dei sociopatici che non hanno intenzione di lasciarvi passare neanche sulle strisce.»
Gli attraversatori ribelli, al contrario, non hanno in genere bisogno che si dica loro di muoversi attentamente e in fretta."
E. Abrahamson, D. H. Freedman, La forza del disordine, Milano, Rizzoli, 2007, pp. 217-218.
A volte ritardo a scrivere i post, altre no *LOL* qui siamo evidentemente tra le seconde, perché I love radio rock è proprio il tipo di film che mi ricorda che IO AMO IL ROCK :) Anche se mi fa venire una dannata nostalgia, non tanto dei tempi ormai leggendari dei pirati rock come quelli splendidamente descritti e interpretati - ero troppo piccolo, incredibile ma vero! - ma del vinile e dei passaparola con gli amici a proposito della nuova band che NON potevi non ascoltare, delle frequenze delle nostre radio rock, dei pomeriggi in religioso silenzio in ascolto del nuovo LP che aspettavamo da secoli (si fa per dire). Un'altra dimensione che già da sola fa impallidire la musica sciapa e preconfezionata che gira oggi. Lo so, lo so, ma come dice Philip Seymour Hoffman, il Conte, "erano i migliori anni della nostra vita" non tanto per noi, quanto per il mondo attorno. E guardando il film non puoi non vederlo, gente che balla ovunque, con chiunque, nei parchi, nei bar, nelle case. Dancing in the streets, cantavano i Mamas and Papas e qui te ne accorgi veramente: musica come relazione, come gioia, come missione. Non come solo un altro modo di fare soldi ed essere famosi. E se il rock riesce ancora a dirtelo, forse non tutto è perduto, forse non c'è solo il grigiore, ma puoi ancora ballare attorno alla sedia insieme a quei fantastici dj e i loro incredibili, sconvolgenti cappotti. Tutti fa-vo-lo-si, ma Bill Nighy e Rhys Ifans meritano una menzione a parte. Film da rivedere e rivedere e rivedere...
La naturalezza con la quale Berselli è stato "un intellettuale", cioè un signore che ci aiuta a riordinare almeno alcuni dei nostri pensieri, a indovinare un significato almeno in alcune delle nostre parole, è una lezione per chiunque produca cultura in questo paese. Quando si parla di "ruolo dell'intellettuale" si dice in fondo, in maniera contorta, una cosa molto semplice: l'intellettuale bravo è uno che quando lo cerchi lo trovi, esattamente come il fabbro, l'elettrauto, il medico.
M. Serra, Quel gran pezzo di Edmondo, L'Espresso, 14, 2011, p. 71
Che bella cosa da dire per commemorare un amico e che bella definizione di intellettuale... Dovendo esprimere un desiderio, amerei che qualcuno scrivesse qualcosa del genere di me, quando sarà il momento.
Per carità, Orlando e la Littizzetto, la Buj e Placido, più una spruzzata di giovani talentuosi, fanno un cocktail comunque piacevole... Però stavolta siamo ricaduti con tutte le scarpe nel campionario di luoghi comuni che soffoca la commedia e a tratti ti fa venir voglia di urlare! Di nuovo il professore frustrato che parla con gli studenti e non capisce il figlio? Di nuovo la madre apprensiva e il padre debole? E le tresche con le amiche di lei o i colleghi di lavoro? Sarà pure vero, ma che palle! E le incursioni nei temi caldi lasciano il tempo che trovano o riescono addirittura a confermare gli stereotipi più triti... Nel complesso più che perdibile, nonostante alcune buone battute.
E invece da vedere La zona, addirittura oggetto di cineforum narnese la settimana scorsa (come al solito sono in un ritardo assoluto nella scrittura
sigh) e centrato su una delle tante gated communities dove molti nostri simili si ritirano, spaventati dai pericoli del mondo esterno. Direi meglio spaventati e basta, tanto che l'atmosfera che si respira nel comprensorio, violato da ben tre ragazzini assetati di sangue, è di assedio e terrore, con smorfie ripetute, nervi a fior di pelle e massacro catartico conclusivo. Non si riesce proprio a voler bene agli esseri umani, ultimamente, per quanto uno si applichi... Gente minima, arroccata, dimentica di ogni più elementare senso etico e di giustizia. Il quadro che emerge da La zona è devastante: conferma la latitanza delle istituzioni - la corruzione è oscena - illustra esteticamente il predominio sempre più furibondo di logiche aut/aut nel correlarsi al mondo e agli altri, mostra come anche i decenti, nella folla, scompaiano o si tramutino in mostri. L'unica speranza - quella per fortuna non manca mai - è nel senso innato di correttezza dei giovani non ancora rovinati dalle idee dei grandi... Basterà?
Nei film della Walt Disney il cattivo è quello con gli occhi bistrati! LOL Legge puntualmente confermata da Prince of Persia, dove alla prima comparsa di Ben Kingsley, oltretutto cattivo d'eccezione, già si era capito tutto. A Jake Gillenhaal, guascone nei comportamenti acrobatici ma espressivo come una tinca di lago, ci sono voluti tre quarti di film a venire a capo del tradimento, supportato dalla bella e appena più espressiva Gemma Arterton. Meglio tardi che mai, direte, ma d'altronde come accennavo un paio di post fa non è che uno da certi film pretenda più di un tot. Azione a gogo e script ragionevole che conferma anche lui un'altra legge Disney: i comprimari vengono spesso meglio dei protagonisti: lo sceicco imprenditore e il suo fido collaboratore del Sudan centrale sono fantastici :))) Metteteci anche un finale salvatutti e avrete la ricetta di una perfetta serata in stupor da fantasy!
Scajola prepara il ritorno...
...e qualcuno si stupisce che accada nell'imminenza di importanti votazioni *lol* Con un governo come questo non c'è che batter cassa in ogni possibile occasione per tirare avanti alla grande, soprattutto in un paese con la memoria di un pesce rosso! Per chi si fosse distratto, parliamo dello Scajola al quale qualcuno ha comprato una casa al Colosseo senza avvertirlo...
In certi periodi è difficile tutto, persino tenere aggiornato un blog che va avanti da più di 5 anni e che non è che richieda tutto st'impegno! Eppure... va a finire che ti trovi con due film d'arretrato e quasi 15 giorni di ritardo e devi perfino farti violenza stile Alfieri per recuperare. Bah! Cmq eccoci qua e vediamo di uscirne vivi *lol* The Town, il primo, in effetti non è che eccitasse queste gran reazioni: un buon giallo, ben girato e recitato da Ben Affleck e ispirato a storie e quartieri veri, in particolare Charlestown di Boston, fucina di criminali specializzati in banche e altri furti impegnativi. Si potrebbe discorrere di degrado, pregiudizi e tutta un'altra serie di (ormai) luoghi comuni che però non ne ho proprio voglia, perciò passerò direttamente al secondo, che marca una brillante istanza di scelta inadeguata al momento storico
Ebbene sì, in trasferta a Torino sono andato a vedere Il cigno nero e devo ammettere che è stata una bella tranvata *sigh* Tanto per capirsi, stasera pensavo a Prince of Persia e ieri è stato impegnativo anche finire Boardwalk Empire - tra l'altro veramente, veramente notevole! Quindi
figuratevi quanto può starci una bravissima e macerata Natalie Portman, la gran parte delle riprese in handycam e un'atmosfera in genere opprimente e patogena... Lei in linea di massima non sbaglia un colpo e il film è in effetti un'altra versione della fiaba dei cigni, giocato sul filo della visione e della follia. Le scene di danza e una certa ossessività nel tutto riscattano dal rischio dell'ennesima rimasticatura psicologica, del tutto presente nella cara mamma e nel sublime figlio di cane Vincent Cassel, che a me peraltro piace sempre tanto *lol* Diciamo che si è capito che la società e quelli che hai intorno spesso ti spingono a creparti - come la locandina illustra alla perfezione - ma qui c'è anche qualcos'altro e credo sia bello per questo.
Mymovies dice che è un film complesso e citazionista. Sul secondo termine, avendo ormai una memoria che fa acqua da tutte le parti ed essendo per sovrapprezzo non troppo interessato al fenomeno, stenderò un velo di silenzio. Il primo, però, ci sta tutto! Codice Genesi è un film molto interessante, non solo per il linguaggio cinematografico che utilizza, ma per l'ipotesi narrativa che ne è alla base. Gary Oldman, tanto per cambiare il cattivone, cerca senza troppi complimenti un libro nella desolazione di un dopobomba non meglio definito, ma con forti echi ambientalisti. Il libro, guarda caso, ce l'ha Denzel Washington, Eli, ed è la Bibbia. Il cattivo lo vuole per fondarci sopra un nuovo potere, riconoscendone l'incredibile fascino essoterico e l'efficacia di strumento di dominio; Eli deve portarlo a ovest in omaggio a ciò che gli ha detto la Voce che glielo ha fatto trovare. Niente spoiler, per cui vedetevelo, ma le dinamiche cui accenna sulle dimensioni della religiosità sono molto stimolanti e credo ci si potrebbe infilare anche l'idea di meme o addirittura di destino... Il film poi è notevolissimo, la fotografia ne è un commento costante, a tratti dominante. Bella e opprimente, spinge alla riflessione su quel che stiamo facendo al pianeta anche se non vogliamo.
Davvero un esercizio che varrà la pena di ripristinare, pensare a 6 cose impossibili prima di colazione! Se non erro, qualche epoca fa lo facevo con più convinzione, laddove in questi giorni bui tendo a ripiegarmi e a dimenticare i colori... Così di primo acchito, direi che Alice in Wonderland è il miglior film di Tim Burton che abbia visto, con tutto che non ho avuto il piacere del 3D, né di uno schermo cinematografico. Già che ci siamo, tanto per cominciare, in effetti tanta tecnologia serve? Immaginare per immaginare *lol* penso di poterne fare tranquillamente a meno, dato che i numerosi minuti del film sono trascorsi in un batter d'occhio, senza neanche una di quelle "stanche" che ogni tanto affioravano in altre storie, anch'esse splendide ma forse appena sbilanciate. Qui la narrazione, il versante estetico, la recitazione sono perfetti, l'insieme ti porta via come l'evaporare dello Stregatto e il solito team di Burton gira a meraviglia: Cappellaio Matto e Regina Rossa li definirei memorabili, per gli altri - in particolare Alice, Mia Wasikowska - una gran bella prova. E una volta tanto la mania del buon Tim di tagliare le luci del mondo reale trasformandolo in un posto tetro e fumoso fornisce un ottimo contraltare al Paese delle Meraviglie e trova anch'essa un equilibrio raro. Chi poi sapesse spiegarmi perché un corvo somiglia a una scrivania, sarebbe il benvenuto!