venerdì 26 ottobre 2007

StardustOh beh! Periodo giusto un cincinino convulso, con partenze e arrivi a dir poco ravvicinati, fortunatamente non tutti nefasti. Un weekend lungo a Londra, in effetti, è qualcosa di cui non ti lamenti, in linea di massima Se poi, nel w/e in questione vai anche a vederti Stardust a Leicester Square, ti lamenti ancora meno. Non tanto per Leicester Square, quanto per il film, che è veramente una chicca  un ottimo adattamento del romanzo di Gaiman, che chi frequenta questo blog sa essere uno dei miei autori preferiti, anzi - se fossi un tipo invidioso - l'autore che avrei voluto essere. Sebbene porti qualche modifica rispetto alla trama e sia lievemente meno disincantato e ironico (nel romanzo quando la stella cade, la prima cosa che dice è "FUCK!" *grin*) è comunque perfettamente in linea con lo spirito del libro e allinea un cast d'eccezione che non ingombra affatto il film. Eccellente Robert De Niro come Captain Shakespeare, magnifica Michelle Pfeiffer come Lamia, che vince senza sforzo alcuno il confronto con le pur belle giovani donzelle Claire Danes (la stella) e Sienna Miller (Victoria). Insomma, una cosetta da vedere di corsa!
Tra l'altro, nell'andirivieni, mi sono accorto di non aver segnalato - a parte che per la Scozia - la pubblicazione di svariate foto su Flickr, altra attività che incide in un modo o nell'altro sulle possibilità temporali dedicate a questo blog. Inizio coll'annunciare la presenza online della selezione dalle vacanze estive in Corsica.
Lavu de l'Oriente

E perfino - per i più pazienti e affezionati - quella delle Dolomiti dell'anno scorso
La valle dei Mulini

domenica 14 ottobre 2007

Ho appena finito un bel romanzo di Amin Maalouf, Samarcande, e c'era una piccola frase che mi ha fatto risuonare ricordi che non frequentavo da tempo. Diceva, a proposito di uno dei re della città che aveva cercato di sconfiggere la morte:
Amin Maalouf - Samarcande
Il dio della morte [...] doveva dimostrare agli esseri umani che nessuna creatura gli sfugge, quali che siano il suo potere o la sua ricchezza, la sua abilità o la sua arroganza. Samarcanda è così diventata il simbolo dell'incontro ineluttabile tra l'uomo e il suo destino.

Poteva non tornarmi in mente Roberto Vecchioni? Poteva anche darsi di no, tanto che ci ho messo un po' a capire cos'era quella strana eco che le parole evocavano. Poi, però, eccola qui, e con lei tante cose di trent'anni fa, le notti in spiaggia, le gite scolastiche... Tempo di ricordi, visto che ieri era anche il mio compleanno E così ho pensato di regalarmi, e regalarvi, una bella canzone!


C'era una gran festa nella capitale
perché la guerra era finita.
I soldati erano tornati tutti a casa ed avevano gettato
le divise.
Per la strada si ballava e si beveva vino,
i musicanti suonavano senza interruzione.
Era primavera e le donne potevano, dopo tanti anni,
riabbracciare i loro uomini. All'alba furono spenti i falò
e fu proprio allora che tra la folla,
per un momento, a un soldato parve di vedere
una donna vestita di nero
che lo guardava con occhi cattivi.


Ridere, ridere, ridere ancora
ora la guerra paura non fa,
brucian le divise dentro il fuoco la sera,
brucia nella gola vino a sazietà
musica di tamburelli fino all'aurora
il soldato che tutta la notte ballò
vide tra la folla quella nera Signora
vide che cercava lui e si spaventò.


"Salvami, salvami, grande sovranoRoberto Vecchioni - Samarcanda
fammi fuggire, fuggire di qua
alla parata leimi stava vicino
e mi guardava con malignità".
"Dategli, dategli un animale,
figlio del lampo, degno di un re
presto, più presto, perché possa scappare
dategli la bestia più veloce che c'è.


"Corri, cavallo, corri ti prego
fino a Samarcanda io ti guiderò
non ti fermare, vola, ti prego
corri come il vento che mi salverò...
oh oh, cavallo, oh oh, cavallo, oh oh, cavallo,
oh oh, cavallo, oh oh".


Fiumi poi campi, poi l'alba era viola,
bianche le torri che infine toccò,
ma c'era tra la folla quella nera Signora
stanco di fuggire la sua testa chinò.
"Eri tra la gente nella capitale,
so che mi guardavi con malignità
son scappato in mezzo ai grilli e alle cicale
son scappato via ma ti ritrovo qua!"


"Sbagli, t'inganni, ti sbagli, soldato
io non ti guardavo con malignità,
era solamente uno sguardo stupito,
cosa ci facevi l'altro ieri là?
T'aspettavo qui per oggi a Samarcanda
eri lontanissimo due giorni fa,
ho temuto che per ascoltar la banda
non facessi in tempo ad arrivare qua.


Non è poi così lontana Samarcanda,
corri cavallo, corri di là...
ho cantato insieme a te tutta la notte
corri come il vento che ci arriverà.
"Oh oh, cavallo, oh oh, cavallo, oh oh, cavallo,
oh oh, cavallo, oh oh".



domenica 7 ottobre 2007

Grindhouse - Planet TerrorOra, che si decida per un esercizio di stile in omaggio alle proprie passioni di cinefilo mi va anche bene. Magari un'ora e tre quarti di esercizio di stile, per quanto condito con occasionali battute e arricchito da robuste dosi di bellezza al femminile - Rose McGowan è un vero schianto, altro che Streghe E anche Marley Shelton... - comincia a essere un po' troppo, anche per palati forti! In tutti i sensi, visto il campionario quasi infinito di effetti splatter messo in campo da Robert Rodriguez. Bah! Tra le poche altre cose, un cameo del tutto evitabile del buon Quentin e un altro avvistamento, meno piacevole della McGowan, ma simpatico: Naveen Andrews, in Lost Sayid per chi frequenta, a riconferma della sempre crescente commistione tra serial e cinema, verso un universo fiction integrato e senza più serie di sorta. Come d'altronde Planet Terror conferma appieno, film di serie A confezionato apposta in formato serie Z.
Rose prima della "cura"

venerdì 5 ottobre 2007

Gli inizi d'anno accademico sono sempre piuttosto concitati e l'onda di piena di serial non mi aiuta a trovare spunti per aggiornare con un minimo di continuità queste pagine *sigh* Fortuna che gli stimoli arrivano dai posti più impensati Nella fattispecie, oggi voglio riprendere una polemica che ho disseminato in giro per i post, ad esempio qui e qui. Si tratta dell'ormai annosa questione relativa allaUn altro Aragorn scelta di Viggo "Agonia" Mortensen come Aragorn nella trilogia del Signore degli Anelli di Peter Jackson. Ora, a tempo perso sto riascoltando il romanzo come audiobook e colmando una serie di lacune che le numerose letture precedenti - risalenti a svariati anni fa - avevano lasciato nella loro scia. La questione si trasforma, man mano che avanzo, non tanto in un semplice errore di casting quanto in una licenza interpretativa che, ad anni di distanza, mi fa ancora stranire  I fan ricorderanno probabilmente quanto la versione incarnata dal buon Viggo - per quanto incarnata mi sembri un termine forte... - sia travagliata e rosa dall'interno da dubbi troppo umani (come direbbe Nietzsche) sulla chiamata ad essere la riscossa contro le forze del Male. In pratica nel film Aragorn realizza finalmente di essere proprio lui il prescelto, nonché erede di Isildur, quasi alla fine, riuscendo a comportarsi da futuro re soltanto davanti ai cancelli di Mordor. Prima sospiri, basso profilo, un certo squallore direi, che col Grampasso di Tolkien non mi sembrava avessero molto a che fare. Bah, la memoria è ingannevole, sarà stata una mia idea, mi dicevo. Poi, l'altro ieri, sento il seguente brano. Siamo sui pascoli di Rohan, subito dopo la morte di Boromir, e Aragorn si svela a Eomer:

Aragorn aprì il manto. La guaina elfica scintillò nelle sue mani e la brillante lama di Anduril lanciò il bagliore d'una fiamma improvvisa quando egli la sfoderò. "Elendil!" gridò. "Io sono Aragorn, figlio di Arathorn, e son chiamato anche Elessar, la Gemma Elfica, Dunadan, erede di Isildur, figlio di Elendil di Gondor. Ecco la Spada che fu Rotta e che fu di nuovo forgiata! Hai tu intenzione di aiutarmi o di opporti? Scegli immediatamente!"

Proprio uguale a quell'esangue sventurato che mezzo Web si ostina a definire "perfetto" nel ruolo (vedi qui e qui, tanto per dirne un paio)!!! Chissà perché un eroe non ha più neanche il diritto di essere tale, ma dev'essere anche lui un povero cristo macerato qualunque. Dev'esserci sotto qualcosa di politically correct che un po' mi sfugge e un po' mi fa girare a mille. Bah

sabato 22 settembre 2007

Le tre sepoltureFilm estremamente peculiare, di quelli che vanno assaporati per qualche minuto dopo la fine per studiarne il retrogusto, decidere se sono piaciuti o meno. In questo caso la risposta è affermativa. Tommy Lee Jones alla regia e come discreto protagonista, in un western contemporaneo dove sento forti gli echi dei romanzi di Cormack McCarthy, con i paesaggi che non sono mai solamente estetici, ma mondo vissuto, difficile, duro, per quanto magnifico; i silenzi e il tempo che si dilata, torna a scorrere lontano dai centri commerciali. L'urto tra la realtà squallida del Texas e il Messico appena più in là geograficamente, ma ad anni luce di distanza in quanto immagine di un altro modo di vivere si fa esperienza negli occhi di Barry Pepper, il giovane idiota che inizia il viaggio legato e ammanettato e lo finisce diverso, un altro uomo. Probabilmente migliore.
Senza volere, come sempre in balia della sincronicità, mi trovo a riflettere sui paralleli tra la penitenza inflitta da Pete allo stolto assassino del suo amico e quanto leggevo nel pomeriggio sull'intelligenza emotiva e la condivisione di esperienze corporee, di sensazioni. La redenzione comincia andando a casa della vittima, vestendo i suoi panni, bevendo dalla sua tazza; e poi viaggiandogli al fianco - circostanza surreale e simbolica, il cadavere vale come compagno anche nella tariffa del passaggio della frontiera, segnando una figura di rapporto con la morte del tutto esterna ai modi correnti. E infine seppellendolo in un posto di sogno, condividendo anche l'illusione che l'aveva sostenuto per tutti i lunghi anni da clandestino... In ultima analisi, un gran bel film, spesso e poetico.

lunedì 17 settembre 2007

La sposa turcaNon si fa in tempo a dirle, le cose Bel film, La sposa turca, probabilmente degno di qualche altra considerazione. Sotto al testo dell'emigrazione turca in Germania e dei conflitti di genere e di generazione, una riflessione che definirei strutturalista, sulla cogenza formale delle situazioni e la difficoltà anche per i più estremi difensori del proprio arbitrio di resistervi. I due disastratissimi protagonisti, pur prendendo il matrimonio con una buona dose di originalità, ne vengono attratti come falene alla fiamma e forse è un bene... Ma in un capovolgimento non troppo ottimista la stessa invisibile messa in forma si ripropone dopo anni, con altri risultati. Film intenso, lei, Sibel Kekrilli, particolare e segretamente attraente.
Cryptonomicon by Neal StephensonHo finora lasciato da parte le recensioni di romanzi e narrativa in generale, preferendo trattare quelli che più mi sfiziavano in Ciottoli. Dato che però tutto cambia e ultimamente sono incappato in due splendidi autori, ho pensato di interrompere il silenzio su queste pagine dandone una breve notizia. Il primo è Neal Stephenson, autore del qui affianco Cryptonomicon, uno di quei libri che scatenano la voglia di scrivere e al contempo la frustrano irrimediabilmente, visto che il livello raggiunto dall'autore mi pare di assai difficile accostabilità *sigh* Ottima gestione delle trame e uno stile unico, teso, ironico, a tratti divertente e a tratti esagerato: una caccia al tesoro lungo un secolo, con personaggi intessuti in un solo disegno che si svela per lampi e salti spazio-temporali, con pagine da urlo su teoria matematica e criptografia e notevolissimi cenni storici. Unica avvertenza, è per lettori forti, sono più di 1200 pagine Da tutta un'altra parte, invece, Fred Vargas, pseudonimo ingannevole della zooarcheologa e medievalista Frédérique Audouin-Rouzeau, della quale ho appenaNei boschi eterni di Fred Vargas finito Nei boschi eterni restandone incantato. Sarà che sento molto vicino il commissario Adamsberg, "spalatore di nuvole", e adoro le infrazioni del Medioevo, per quanto cervellotiche, ma la scarsissima verosimiglianza di certi passaggi non mi ha affatto disturbato, anzi direi di essermi trovato assolutamente a mio agio nell'universo casuale e sghimbescio del commissario e nella visione del mondo della sua creatrice. Autori e libri che non posso non consigliare caldamente

giovedì 6 settembre 2007

Uno sbirro tuttofareNessuno dice che sia un capolavoro, per carità! Ma intanto Uno sbirro tuttofare ha il valore aggiunto di Eddie Murphy, che riesce, nella gran parte dei casi, a strapparmi almeno un sorriso  poi non pretende di essere altro che un action movie, né più né meno. E poi, come dico spesso, non tutte le sere siamo pronti ad affrontare pellicole di spessore, atte a ribadire la complessità e generale insensatezza del mondo. Ogni tanto un lieto fine scontato a Tahiti, dopo un cattivo mooolto duro a morire ci sta proprio bene

lunedì 3 settembre 2007

Sergio MancinelliCi sono cose che mi danno veramente sui nervi. Una in particolare è quando la logica (?) di mercato che già condiziona più che abbastanza la mia vita arriva a corrodere i pochi punti fermi che pensavo di aver trovato nel desolante panorama dell'attualità. Può forse sembrare esagerato, ma quando è da sempre che vivi a suon di musica - una certa musica, naturalmente - la certezza di avere qualcuno che la pensa come te e che sa regalarti qualche ora di eccellente ascolto, insegnandoti al contempo delle cosette che nonostante la miglior buona volontà ti erano sfuggite, non è cosa da poco. Sto parlando, come gli aficionados potrebbero a questo punto aver intuito, di Area protetta, condotto da anni dal buon Sergio Mancinelli - qui accanto - tra i migliori, imho, dj italiani, programma cult al quale ho avuto il piacere di partecipare qualche tempo fa (tra l'altro, per chi proprio non ne potesse più del silenzio assordante le puntate sono su Emule, chiavi di ricerca Archivio Aforismatica Area Protetta ). Ora, per una svolta (?) nella direzione artistica, il suddetto programma è stato simpaticamente soppresso da Linus - il nuovo direttore artistico, non il fumetto - senza troppe spiegazioni né a Sergio, né alle centinaia di ascoltatori che hanno prontamente chiesto ragione dell'intelligente iniziativa. Radio Capital è diventata l'ennesima radio-uguale-a-tutte-le-altre della quale si sentiva senz'altro il bisogno. Questo in omaggio a logiche (?) aziendali che questo post spiega alla perfezione e che fanno sì che non ci sia verso di ascoltare qualcosa che non sia promosso a suon di bigliettoni dalle majors di turno, senza alcuna preoccupazione per la sua qualità. La standardizzazione procede sovrana, senza tenere in alcun conto il parere di molti utenti - un bel numero, come vedremo, e mooolto motivati - che non costituiscono evidentemente maggioranza, né target appetibile e dovranno quindi sentirsi la musica che amano per altre vie. Fin qui la triste cronaca, con pessime ricadute: Radio Capital è del Gruppo L'espresso e ci si poteva stupidamente aspettare un comportamento diverso, sia a monte con un'attenta salvaguardia di orientamenti diversi dal mainstream, sia a valle con un certo rispetto per le opinioni altrui. In effetti stupidamente, ma tant'è...
C'è però un aspetto positivo, uno di quegli effetti perversi che dirigenti giovanilisti e manager imbevuti di teorie organizzative difficilmente sanno immaginare: c'è la rete, ci sono i blog, c'è qualcosa che va al di là dell'economico e tocca la sfera della passione, della condivisione, delle affinità elettive. All'indomani del colpo di mano che ha sancito la fine di una delle poche radio ascoltabili italiane, dopo i primi momenti di stupore, la community che si era raccolta attorno ad Area protetta ha cominciato a organizzarsi anche lei. Ne do conto solo oggi perché il mio legame con Sergio e il suo programma era come un'amicizia di lunga data, non serviva che lo ascoltassi regolarmente, bastava sapere che c'era: oggi, insospettito dalla ripresa delle trasmissioni che ha scatenato in me sentimenti di vivace insurrezione, ho fatto una breve ricerca, scoprendo quanto qui sopra riassunto e altre cosette molto più piacevoli.
Qui su Splinder, ad esempio, un amico ha prontamente creato un blog di supporto e coordinamento al quale consiglio caldamente di far visita. Un altro ha aperto una petizione a favore di Area protetta a questo indirizzo, mentre Rockol ospita settimanalmente delle scalette di Sergio per continuare almeno ad avere qualche buona idea musicale, in attesa che qualcuno meno annebbiato gli restituisca voce e banda.
Non credo che Linus e compagni si aspettassero tanta passione e mi auguro sinceramente che qualcuno, in un futuro non troppo lontano, li tratti con la stessa professionalità e simpatia di cui hanno
dato prova in quest'occasione. Certo è che, nonostante lo scetticismo con cui guardo a livello teorico a molte manifestazioni del web, non posso che leggere questo processo con gioia. E' vero, parte da qualcosa di molto più caldo del semplice mezzo informatico - la radio, la voce, la musica e, soprattutto, la sensazione invisibile dell'unione quasi rituale che l'ascolto comune regala - ma lo strumento Internet consente oggi una flessibilità e una potenza di iniziativa che non possono non esser prese in considerazione e potrebbero, chissà, portare veramente a qualche divertente cambio di equilibri...
Area protetta

domenica 2 settembre 2007

Shrek TerzoSarò probabilmente un sentimentale, ma ogni volta che ripenso all'inizio di Shrek e basta, a dire il primo della serie, mi si riempiono gli occhi di lacrime e non riesco a trattenere un ghigno di delizia. Andando avanti con i sequel, però, quella preziosa sensazione - un po' di cattiveria e ferocia in un mare di melassa - si è persa e il nostro orcaccione è diventato addirittura un padre premuroso, che di irriverente e irridente non ha assolutamente niente. Per quanto si tratti di un film piacevole e per quanto il livello dell'animazione sia assolutamente mozzafiato, non ha nulla a che fare con lo spirito del primo episodio e, devo dire, mi comincia un po' a rompere le scatole. A essere provocatorio, direi che è tempo di un bello spin-off che abbia come protagonisti Ciuchino o, ancora meglio, il Gatto con gli stivali
Il Gatto con gli Stivali