Ci risiamo! Non credo che finirò mai di stupirmi per le peculiari vie del sapere: fino a ieri non avevo praticamente mai sentito nominare Julia Child e il suo fantastico libro di cucina, poi ho visto il film qui accanto e riparato a questa ennesima falla :) Il film, per incidens, è piacevole e molto ben recitato dalle protagoniste Meryl Streep e Amy Adams, con un adorabile Stanley Tucci; è ispirato a ben due storie vere e dispensa un ottimismo ben temperato e un giusto amore per cibo e cucina.A questo punto siete anche autorizzati a dire: e allora? Mica è la prima volta che vedi film che parlano di cose reali eppure finora ti sei risparmiato gli squilli di tromba. Già. Perché tutto mi sarei aspettato tranne incappare in una menzione articolata del libro della Child nel libro che sto studiando in questi giorni, L'uomo artigiano di Richard Sennett, e per di più a proposito di un tema spinoso e vissuto come tale come l'istruzione espressiva. Pare, secondo il buon Sennett, che ultimamente è un mio autore di riferimento, che Mastering the Art of French Cooking sia un eccellente esempio di illustrazione empatica, ossia di una strategia istruttiva che rifugga dall'astrattezza del sapere esperto per tornare empaticamente allo stato di apprendista di colui cui ci si rivolge, per cercare di fargli capire meglio quello che deve fare. Problema che affligge il cuoco come l'informatico come il docente universitario. Certo, non so se insegnerò come disossare un pollo per risolvere i miei dubbi di insegnamento, ma è sicuramente un bell'esempio di caso Zen lol


E' incredibile! Il nuovo Commissario all'immondizia etc somiglia come una goccia d'acqua a quello prima, spazzato via da uno scandalo micidiale sull'Aquila, la Maddalena, gli stessi rifiuti... Come, non è un sosia, è lo stesso?!? Maddai, ma che davero davero!!!
Ho idea che Herdakat avesse ormai rinunciato a leggere questa recensione, ma oramai è noto: ho dei tempi geologici nella fruizione dei prodotti culturali contemporanei :) Cmq devo ringraziarlo pubblicamente per avermi dato la spinta necessaria ad abbandonare per un pomeriggio la Terra di mezzo e andare al cinema come facevo da giovane. Lo ringrazio perché Inception mi è proprio piaciuto e mi ha regalato un sacco di minuti - era lungo assai! - di splendida pace mentale. Recensisco a caldo per questo, per non lasciare che poi la solita ragione sciacallesca arrivi e cominci a fare le pulci al tutto. Il ritmo, la regia, la narrazione anche didattica, gli effetti: li ho trovati perfettamente bilanciati, intessuti senza errori in una trama ammaliante e mi sono lasciato andare. Anche perché il tema sotto, il metatesto, è di quelli da far tremare le vene ai polsi. "Essere o non essere", diceva una delle incarnazioni della mia Nota e sul "dormire, sognare" potremmo spendere pagine e pagine... Certo è che oggi tecnologie informatiche e virtuale rendono la questione spinosa più di quanto non fosse prima e l'interrogativo di Matrix resta lì in filigrana. La risposta sta probabilmente nell'autopercezione della propria corporeità, cioè in una pratica che l'Occidente non sa neanche lontanamente come ritrovare. Il che creerà probabilmente problemi sempre peggiori...


