
Ci sono casi in cui proprio non si riesce a fare a meno di esprimere il proprio entusiasmo: chapeau, chapeau, chapeau! Credo che i creatori di Boston Legal, che avrebbe potuto essere l'ennesima serie su uno studio di avvocati più o meno ipocriti, più o meno retti, più o meno professionali, abbiano avuto una fulminazione: sì, lo studio è più o meno così, pieno di avvocatesse da urlo, gentiluomini WASP compassati e quasi inglesi (siamo a Boston, ecchediamine!), clienti peculiari e danarosi, ma soprattutto ospita Denny Crane e Alan Shore, al secolo William Shatner - o anche, per gli appassionati, il comandante Kirk - e James Spader. E questi due personaggi sono G-E-N-I-A-L-I e formano una coppia assolutamente strepitosa. Li potete osservare qui sopra, che fumano sigari con le orecchie contro la skyline di Boston in un'inquadratura degna di Magritte. E la maggior parte dei loro scambi è all'altezza. Voglio esagerare: le avvocatesse quasi non le noti!
Quasi...
Ci sono settimane che spingono a un tipo di intrattenimento... leggero
Quella appena conclusa lo è stata sicuramente e la grande macchina del cinema mi ha cortesemente messo a disposizione una pellicola adeguata. Niente di che, per carità, ma con un suo appeal che è andato - almeno da quanto ho potuto vedere - ben al di là della mia immaginazione. Pensavo che avrei trovato cinquantenni in crisi e motociclisti nei pressi della fascia d'età... Invece era pieno di ragazzini, ma di quelli che non ti spieghi cosa vadano a cercare nelle avventure di quattro sfigati, per quanto simpatici! Cmq, pomeriggio divertente e colonna sonora da urlo. E anche le moto. E anche - soprattutto! - il fascino della cavalcata senza regole, per quanto Easy Rider sia lontano anni luce
- e i temi e le variazioni tornavano, accoglienti, comuni... Non mi è successo spesso di provare così chiaramente l'appartenenza a qualcosa, pur con tutti i distinguo che potrei facilmente snocciolare. Ieri notte, invece,
su Radio Capital passavano le canzoni richieste dagli ascoltatori. E anche lì la netta impressione di quel vecchio adagio turistico mediterraneo, "Una faccia una razza": prima Life on Mars del Duca Bianco qui sopra, poi The Dave Matthews Band con The Space Between e a chiudere Up on the Catwalk dei Simple Minds e l'ascoltatore diceva che l'aveva scelta perché gli ricordava la sua adolescenza. Anche allo speaker della radio. Anche a me. Allora ho pensato di parlarne, di questa strana memoria acustica che ti si riversa addosso senza preavviso - altro che la madeleine di Proust! - e ti scaraventa indietro di anni, di decenni posso ormai dire con un mezzo sorriso, in attimi di vita che si rivelano così eterni, con lo stesso dolore o gioia dentro e i profumi e l'aria dell'ora, sera in pieno giorno o un crepuscolo di vent'anni fa nel mezzo della notte e il sapore delle lacrime... Una canzone che mi fa proprio quest'effetto è These foolish Things, che volevo inanellare qui sul blog da un po' e che mi pare proprio sia giunta l'ora
Canta Brian Ferry.
Anche con un minimo di ritardo, come può notarsi da una rapida ricognizione del calendario, ma la stagione balorda di quest'anno ha sballato anche i rituali cambi, così che ci si trova a cercare affannosamente pinocchietti e bermuda ai primi di aprile... Bah! Comunque, razzolando per cassetti è saltata fuori una mia vecchissima maglietta che adoravo. Ormai è andata, ma ho pensato a una forma di addio con onore e passo a trascriverne il testo, assolutamente geniale 
Detto questo, bisogna anche notare l'incredibile incidenza di spot pubblicitari dedicati al movimento - in particolare in macchina - per rendersi conto di quanto la nostra società stia diventando sedentaria: l'hanno già detto dei cacciatori-raccoglitori che si erano fatti sedentari, mi chiedo che diranno di noi gli antropologi dell'anno 3000, sempre che qualcuno ci
arrivi...

vedere, si può vedere. Una sera di quelle da relax, quattro risate e l'eterno pregiudizio sugli americani confortevolmente consolidato, si può vedere
Nel frattempo, per non fare un torto alla protagonista femminile del Casanova,

Shelley, tra gli altri, Santorre di Santarosa (me lo ricordo dall'album delle figurine di quand'ero piccolo, incredibile!). E Shelley è sepolto a Roma, insieme a Keats. E Keats è uno dei miei poeti preferiti.

Ci sono un paio di film che voglio vedere da un po', di quelli perfetti per una sera come Pasqua
Penso che
Mi chiedo se è possibile e mi rispondo in silenzio che lo so benissimo che è possibile, che è solo la riprova del fatto che - al seguito e in compagnia di Durand e Bachelard - abbiamo ragione. Che ci sono cose alle quali riusciamo a reagire solamente dopo una lunga decompressione, un decondizionamento che altrimenti ci rende loro ciechi e sordi. Credo che questo sia un esempio lampante della capacità riduttiva del pensiero occidentale, che nel mito riesce a leggere solamente allegorie meschine delle meschine questioni con cui ci si confronta nell'oggi - che per quanto tragico nella sostanza è patetico per tutto il resto. 300, invece, come Il signore degli anelli e poche altre cose degli ultimi cent'anni, va al di là, si spinge visionariamente verso l'archetipo, verso le energie primarie che hanno sempre raffigurato gli eroi in un certo modo, per ragioni che si sono poi travestite di storia e non viceversa, per esigenze profonde della nostra psiche bistrattata e analizzata oltre il lecito e il sopportabile. Saviano, che non mi pare troppo digiuno di attualità e schifezze connesse,