L'anno scorre via, tanto per cambiare. Stavolta i giorni natalizi sono stati dedicati a un ampio restyling del pc, filato via quasi incredibilmente liscio, sull'onda del quale ho rimesso le mani sui miei archivi analogici, riprendendo vecchi dischi e vecchie cassette
E ho scoperto di non avere alcuna versione digitale di questo gioiello del 1976. Che sia un segno? Inaugurerò la mia nuova trappola per la cattura digitale con la mia vetusta copia in vinile? Non sarebbe una cattiva idea! Nella title track, di cui propongo il testo, c'è la più bella serie di assoli che io ricordi: chitarra classica, elettrica e sax, per quel curioso effetto di elevazione che solo certa musica sa dare portato quasi a livello di decollo... Che dire d'altro? Che è uno di quei pezzi che, come la madeleine di Proust, mi riporta di colpo a momenti lontani, con la luce, il tepore, le aspettative delle estati di quando hai 14 anni e tutto in attesa davanti a te. Uno di quei dischi engrammati nella carne.On a morning from a Bogart movie
In a country where they turn back time
You go strolling through the crowd like Peter Lorre
Contemplating a crime
She comes out of the sun in a silk dress running
Like a watercolor in the rain
Don't bother asking for explanations
She'll just tell you that she came
In the year of the cat
She doesn't give you time for questions
As she locks up your arms in hers
And you follow 'till your sense of which direction
Completely disappears
By the blue tiled walls near the market stalls
There's a hidden door she leads you to
These days, she says, I feel my life
Just like a river running through
The year of the cat
Well, she looks at you so coolly
And her eyes shine like the moon in the sea
She comes in incense and patchouli
So you take her, to find what's waiting inside
The year of the cat
Well morning comes and you're still with her
And the bus and the tourists are gone
And you've thrown away your choice and lost your ticket
So you have to stay on
But the drumbeat strains of the night remain
In the rhythm of the new-born day
You know sometime you're bound to leave her
But for now you're going to stay
In the year of the cat
in compenso una versione di grande impatto visuale, che mi conferma nel giudicare
) si sposano con look del tutto improponibili, come nel buon Mercuzio, nel ruolo del quale
Di tanto in tanto scopri che ti sei perso delle cose piuttosto interessanti e ci inciampi come se niente fosse, una sera particolarmente priva di energie e impegni
e la bella
Mi chiedo spesso perché un film è un bel film. Ci sono un sacco di motivi, senza dubbio: la qualità della regia, l'arte degli interpreti, la trama, la fotografia e molti altri, e la qualità generale del mélange che ne risulta. Questo, perlomeno, è quello che direbbe - almeno credo
) e ti senti muoverti in armonia, piangendo quando c'è da piangere, ridendo quando c'è da ridere, seguendo la marea; l'ultima, che a questo film e a questa visione si adatta meglio delle altre - senza nulla voler togliere alle diverse bravure coinvolte - è la presenza di un sottotesto, metatesto o come volete e il piacere intellettuale della sua scoperta e della scoperta che è anch'esso armonico ai propri pensieri. Questa particolare ragione
può essere solo soggettiva o anche oggettiva, laddove si scopra che il regista aveva veramente pensato a quel tema in filigrana. Ora non ho controllato, ma sono soddisfatto comunque. Al di là della questione evidente, dei genocidi e dei diritti umani calpestati, della vita degna che a molti - troppi - non spetta, The Interpreter mi è sembrato un film sul perdono, argomento sul quale si versano di questi tempi galloni di melassa, declinandolo quasi esclusivamente nei termini dell'obbligatorietà di concederlo non si sa per quale ragione (quella implicita è il "porgi l'altra guancia"). Questi termini mi danno l'orticaria. Il metatesto del film è molto più sottile: con la scusa della fantomatica nazione africana propone un'idea che è solo apparentemente simile alla nostra versione, perché l'atto del perdono non ha nulla a che fare con la bontà o la statura morale di chi ha subito il torto - e parliamo di assassini - ma con la saggia constatazione della sua necessità per il mantenimento di un equilibrio esistenziale e la possibilità di un ritorno alla vita. Perdonare è lasciar andare, accettare l'assenza di giustizia, qualcosa che va molto al di là del colpevole.
ammettere *grin* - e
Probabilmente se avessero tradotto qualcosa di simile al titolo originale, We Don't Live Here Anymore, avrei intuito che non era un film leggero, prima di vedere le 4 stelle della recensione e decidere che poteva essere la soluzione adatta per una serata dopo il ritorno da Teramo alle sette e mezza e un convegno e mezzo da ieri. Ma l'hanno chiamato, apposta, I giochi dei grandi, che fa più commedia che storia del disfacimento di una o due famiglie, a seconda di come vogliamo interpretare la conclusione, ed ecco qua. Un bel film, sebbene piuttosto di maniera; uomini che lasciano il tempo che trovano, casalinghe più o meno disperate, rapporti sentimentali-amorosi complicati e struggenti. Soprattutto nessuna traccia di gioco, sebbene sia una battuta che nel film ricorre. E che tutto sommato credo fornisca una possibile chiave ironica di lettura, con cui si registra sconsolatamente la terribile impossibilità di leggerezza e spensieratezza che opprime la gran parte delle relazioni.

e che in effetti la terza serie con cui ci eravamo lasciati non era stata la migliore. Ci arrivo e ci arrivo stranito, come accade spesso lungo le ore che scandiscono le giornate più lunghe della sua vita. La cagione è di norma l'insolito affollarsi di imbecilli "al posto sbagliato nel momento sbagliato", in quei posti dove ti aspetteresti di veder rifulgere la potenza e l'efficacia della nazione leader del mondo. Bah
Sono finalmente riuscito ad accogliere il suggerimento di Irene/Zora e sono andato a vedere I figli degli uomini. Caso ha voluto che a pranzo ne leggessi anche una recensione su 

) della distribuzione governativa di kit per il suicidio. Che la specie sia immortale è un assunto talmente ovvio da entrare raramente in discussione, se non come semplice artificio retorico, come anche il ridurre l'emergenza attuale a qualcosa che si è già affrontato e sconfitto in passato. Temo che l'eccezionalità delle circostanze in cui ci muoviamo oggi continui di fatto a sfuggire ai più e qualcuno che ci metta perlomeno davanti all'interrogativo di cosa sia il buio collettivo in fondo agli anni è quindi a dir poco prezioso...
Piano piano riuscirò a regolare tutti i debiti che ricordi e sincronicità mi stanno obbligando a contrarre
Se avessi dovuto veramente procedere secondo l'importanza dell'album o del brano nella mia vita, questo sarebbe stato tra i primi, ma le maree interiori seguono ritmi inusuali e lasciano a riva ossi di seppia ogni volta diversi. Così arrivo a Born to Run dopo svariate altre segnalazioni e a una delle più belle canzoni del Boss - più che una canzone un atto unico per l'intensità e la capacità evocativa. Raramente Springsteen è riuscito a raggiungere simili vertici nella scrittura dei testi: poche pennellate e sei lì, davanti alla veranda scalcinata dove si sono infranti talmente tanti sogni da riempire la notte di fantasmi e di porte che sbattono nel vento e di stracci di canzoni rubate alla radio "Roy Orbison singin for the lonely"... E la tessitura musicale affidata a quei mattacchioni della E Street Band, Little Steven e Clarence Clemons in testa, una chitarra e un sassofono che non potevano non fare l'impresa! Thunder Road, pezzo meraviglioso che apre il primo disco acquistato di mio, senza cercare nomi noti, lasciando fare al caso: decisamente un buon segno 