
Il Natale è andato via così, nella stupefazione da inizio brusco festività. Ora però mi sono un po' rimesso e così...
HAPPY NEW YEAR 2011 :)

HAPPY NEW YEAR 2011 :)
Dev'essere l'ascendente Vergine che mi "dona" quest'esigenza di completezza *lol* fatto sta che quando comincio una cosa di solito la finisco, anche se potrei risparmiarmelo senza alcuna difficoltà. In questo caso specifico, la visione del terzo non ha modificato in alcunché il giudizio formulato sui primi due, anzi! Direi che qui la frammentarietà aumenta un po' troppo e certi inserimenti tematici lasciano molto perplessi, come il recupero della questione delle e-mail anonime, del tutto gratuita e inutile. La soddisfazione per l'esito del processo però ripaga ampiamente di tutto, quindi in ultima analisi si può fare!
Stare male non è poi così male lol è una forma di alibi che va bene anche per chi cerca di sottrarsi all'imperativo produttivista di quest'epoca, alleviando la necessità di ripetersi costantemente che non sta scritto da nessuna parte che devi sempre far uso del tuo tempo in modo utile e sensato. Così, visto che ieri non mi reggevo in piedi, ho profittato per recuperare un altro tassello dell'arretrato cinematografico e mi sono beccato La ragazza che giocava col fuoco, secondo capitolo del ciclo Millennium di Stieg Larsson. La sensazione, a parte la qualità disastrosa dell'audio del DVD, è più o meno la stessa della prima puntata: non c'è stato il coraggio o la volontà di affrancarsi dal libro, ma limitarsi a riportare fedelmente uno scritto ponderoso (da centinaia di pagine!) in due ore e rotti di film rischia di non fare un buon servizio né al testo né agli spettatori. Ne viene fuori uno spettacolo incomprensibile senza aver letto l'opera di partenza e che di questa non ha lo spessore né le sfumature. Gli attori sono bravi, Noomi Rapace in particolare è un'eroina assolutamente originale, il casting rifugge da ogni divismo e rispecchia appieno le linee estetiche del romanzo; le atmosfere sono affascinanti e invitano a una visita alto-turistica in Svezia. Però... Ti chiedi: letto il libro perché vedere anche il film?

La locandina e il titolo del film avrebbero dovuto essere quelli qui accanto. Invece, come accade troppo spesso, in omaggio a un'opinione della distribuzione nostrana che mi ostino a considerare errata e che vede il pubblico composto principalmente di imbecilli, in Italia questo film di George Clooney è stato presentato come In amore niente regole... Ovvero, come trasformare una commedia intelligente e ricca di spunti critici nell'ennesimo strazio rosa. Invece, se dovessi iniziare una recensione seria di questo gioiellino direi: istituzionalizzazione, razionalizzazione, disincanto. Il che dimostra inequivocabilmente che l'arte, in questo caso il cinema, è molto più divertente della sociologia *lol* Io mi arrabatto a salvare il salvabile, formulando qualche pensiero corsaro in forma digeribile, ma in questi casi soffro decisamente lo scarto. Comunque, il bel George, dotato anche di un bel cervello, sceglie gli inizi del football americano professionistico per esporre una tesi assai weberiana: quando l'effervescenza indisciplinata di un processo viene ingabbiata in regolamenti che pretendono di risolvere a monte ogni caso possibile, c'è forse un guadagno organizzativo ed economico, ma il divertimento scompare e con lui l'incanto e la passione. Fortunatamente Dodge Connolly non si lascia disarmare e, a cavallo del suo favoloso sidecar si allontana in un tramonto impressionista verso chissà quali altre avventure. Bel film, che dimostra come si possa parlare di cose non ovvie con leggerezza, e gran regia. Alcuni momenti sono memorabili: la prima corsa in moto verso Chicago o la rissa che alla fine risolverà l'intreccio sono da cineteca!
Ora, fare un film di 2 ore e 20 sulla parte più pallosa dell'ultimo romanzo dell'eptalogia del simpatico (?) maghetto fulminato può essere una scelta pagante dal punto di vista della produzione. Può essere, anche se per quanto mi applichi il punto di vista in questione mi sfugge: non vedo in cosa una mezz'ora - minimo! - di flim in meno avrebbe danneggiato la holding Potter, se non forse per i fan inossidabili ai quali si può perfino presentare Daniel Radcliffe come un grande attore... Oh, non cambia espressione mai, ma proprio mai! Eppure anche la stampa neutrale ne parla bene, anche se per altre ragioni. Forse il suo essere immoto è una scelta di regia, mah! Comunque, col senno di poi e dopo un pomeriggio domenicale inedito, direi che poteva anche andare peggio
La puntata precedente era molto più insopportabile lol così anche l'irrefrenabile pulsione collezionistica e la forma perversa di affezione che si genera nelle serie si sono soddisfatte con relativo piacere. Avevo pensato anche a una recensione à la Johnny Palomba e la propongo in chiusura:
Stavo leggendo sull'Espresso che in Italia si affaccia una generazione di nuovi produttori che vogliono lasciarsi alle spalle il minimalismo di troppo cinema nostrano, le storie di sofferenza, denuncia e macerazione che tanto ci hanno fracassato le gonadi! Non posso che salutare con gioia questo nuovo indirizzo, che peraltro invoco su questo blog da cinque anni. Come si dice, basta avere un po' di pazienza lol
Ci risiamo! Non credo che finirò mai di stupirmi per le peculiari vie del sapere: fino a ieri non avevo praticamente mai sentito nominare Julia Child e il suo fantastico libro di cucina, poi ho visto il film qui accanto e riparato a questa ennesima falla :) Il film, per incidens, è piacevole e molto ben recitato dalle protagoniste Meryl Streep e Amy Adams, con un adorabile Stanley Tucci; è ispirato a ben due storie vere e dispensa un ottimismo ben temperato e un giusto amore per cibo e cucina.

E' incredibile! Il nuovo Commissario all'immondizia etc somiglia come una goccia d'acqua a quello prima, spazzato via da uno scandalo micidiale sull'Aquila, la Maddalena, gli stessi rifiuti... Come, non è un sosia, è lo stesso?!? Maddai, ma che davero davero!!!
Ho idea che Herdakat avesse ormai rinunciato a leggere questa recensione, ma oramai è noto: ho dei tempi geologici nella fruizione dei prodotti culturali contemporanei :) Cmq devo ringraziarlo pubblicamente per avermi dato la spinta necessaria ad abbandonare per un pomeriggio la Terra di mezzo e andare al cinema come facevo da giovane. Lo ringrazio perché Inception mi è proprio piaciuto e mi ha regalato un sacco di minuti - era lungo assai! - di splendida pace mentale. Recensisco a caldo per questo, per non lasciare che poi la solita ragione sciacallesca arrivi e cominci a fare le pulci al tutto. Il ritmo, la regia, la narrazione anche didattica, gli effetti: li ho trovati perfettamente bilanciati, intessuti senza errori in una trama ammaliante e mi sono lasciato andare. Anche perché il tema sotto, il metatesto, è di quelli da far tremare le vene ai polsi. "Essere o non essere", diceva una delle incarnazioni della mia Nota e sul "dormire, sognare" potremmo spendere pagine e pagine... Certo è che oggi tecnologie informatiche e virtuale rendono la questione spinosa più di quanto non fosse prima e l'interrogativo di Matrix resta lì in filigrana. La risposta sta probabilmente nell'autopercezione della propria corporeità, cioè in una pratica che l'Occidente non sa neanche lontanamente come ritrovare. Il che creerà probabilmente problemi sempre peggiori...
Marco Belpoliti, è un tempo senza vergogna. E in sua assenza si è costretti ad assistere a spettacoli indecorosi e ad ascoltare frasi talmente prive di senso da sembrare perfino che ne abbiano uno... Quando non ci sono più freni interiori, rimane l'osso di seppia del comportamento osservabile e un confine confuso tra persone perbene e persone minuscole, che queste cercano in ogni modo di rendere ancor meno palpabile.
Papa: Consumismo disgrega famiglie, conciliare lavoro e vita domestica
Non sapevo che il papa si fosse svegliato recentemente da un sonno di sessant'anni. Devo riconoscere che apprezzo molto il fatto che abbia subito afferrato dov'è il problema!

Complice la TV, ultimamente vedo molti più film italiani del solito. Non so se sia fortuna o abilità col telecomando, ma nel complesso ne sono piuttosto soddisfatto. Amore, bugie e calcetto non è male, adatto a una serata senza troppe pretese, ma con qualcosa in più per non essere solo un tappabuchi post-test di ammissione SMS lol Buon cast di (più o meno) giovani tra cui si distingue il buon Giuseppe Battiston, che mi piace sempre di più. C'è poi una delle star di Boris, Pietro Sermonti, al quale il ruolo dello stronzo pare non glielo tolga nessuno, e un po' di nomi noti tra cui Bisio e la Pandolfi. Quello che mi sfugge e al tempo stesso mi affascina è la mistica del calcetto, l'atmosfera dello spogliatoio e i legami maschili che vi nascono e che, a giudicare dal film, a volte lasciano a desiderare. C'è una combinatoria intrecciata di rapporti e tiri mancini che ormai non sorprende più e nel tentativo di riuscirci diventa sempre più improbabile. Sarà leggerezza insostenibile, nomadismo postmoderno o mancanza di idee?
A volte saperne di più su quello che si va a vedere potrebbe non essere una cattiva idea. Con questo non voglio dire che La prima cosa bella non sia un bel film, anzi! Voglio semmai dire che una sera che vuoi farti quattro risate, magari vai a vedere un'altra cosa *sigh* Detto questo, mi tolgo subito i problemi: il nostro cinema stenta a liberarsi del tratto caricaturale a tutti i costi, che già risulta indigesto nella commedia classica e qui è quasi insopportabile. Il reporter untuoso, il marito petulante e precisino, l'imbranato sono TROPPO loro, troppo accentuati nei loro difetti, nelle pose, nell'ovvietà. A confronto poi con i protagonisti sembrano usciti da un'altra sceneggiatura! Perché la gran parte del cast è proprio brava: chapeau assoluto per la Sandrelli, che invecchia con dignità e allegria e si sobbarca un ruolo duro; molto bravi anche Marco Messeri e Sergio Albelli come comprimari di notevole spessore e poi Claudia Pandolfi e Valerio Mastandrea (che, come i frequentatori sapranno, adoro! :), anch'essi confrontati a parti variegate e aspre. Per non tacere di Micaela Ramazzotti, la mamma da giovane. Perché il film si articola in continui flashback dalla bella fotografia virata, che scansionano visivamente e non solo per i contenuti la narrazione e si occupa con coraggio di un tema che la cultura vigente scansa e teme: l'accompagnamento verso la fine di un genitore. Certo, le storie e ciò che ha fatto la sua vita e la sua influenza sui figli sono centrali, ma il metatesto - trattato con delicatezza - incombe. Le speranze e le ricadute, l'aggrapparsi ai piccoli segni positivi, il ricordare nonostante tutto e lo spaesamento nonostante tutto, questo è ciò che fa de La prima cosa bella un gran film e di Paolo Virzì un regista notevole.
Questi si chiamano straordinari! E' pure vero che quando passa un film decente su Sky tocca stappare una bottiglia, ma a parte questo la disintossicazione montana è stata di grande aiuto a riprendere un ritmo da film. Non nel senso di incredibile, ma di adatto alla visione di lungometraggi assortiti :) Quindi Pelham 123. A-D-O-R-O John Travolta quando fa il cattivo e mi piace molto anche Denzel Washington, soprattutto quando non gli affidano la parte del devastato che deve redimersi. Il suo ruolo qui è una variante più accettabile, anche se a posteriori la sua maestria nell'intermediazione e l'intraprendenza combattiva lasciano vagamente perplessi. Come anche la ferocia psicopatica di Ryder, d'altronde. Ma te ne accorgi dopo. Nel mentre, finché sei nel turbine degli ultimatum e delle corse mozzafiato in metro, vai! Ed è un bell'andare anche perché oltre al cast notevole ci sono altri grandi nomi: Top Gun Tony Scott alla regia, Brian Helgeland alla sceneggiatura, di cui ricorderei solo l'Oscar per L.A. Confidential e Il destino di un cavaliere. Insomma una cosetta da vedere se si è in vena di azione e un po' di adrenalina!
anche se molto più recente: L'uomo che fissa le capre è geniale fin nel sottotitolo - No capre no glory - ed era proprio uno di quelli che mi ero detto "non posso perdere assolutamente!". Fortuna il caso! Un cast da urlo, impegnato praticamente gratis per uno dei classici progetti visionari di Clooney produttore/regista/attore: una storia con molta più verità di quanto non appaia, ragion per cui raccomando in particolare la parte del DVD dove ci sono le interviste e le spiegazioni di gran parte delle scene assurde e "inqualificabili" del film: Jeff Bridges figlio dei fiori è meraviglioso, Clooney che fa cloudbursting memorabile!
volte non ci faccia un tantino: Aladdin, storia che non posso non adorare trattandosi di un ladro, mio personaggio gdr preferito, forse perfino più del mago! Qui il plusvalore è nel genio, doppiato da Gigi Proietti particolarmente in vena (ne Il re leone il padre era peraltro doppiato da Gassman!) e forse ancora di più nella bella principessa... Che sarà anche un film per ragazzi, ma lei e parecchie delle odalische e bajadere sono un discreto attentato all'equilibrio *grin* Anche qui la trama è la stessa, un po' come suggeriva il Martin Eden di Jack London, ma le variazioni sul tema sono uno degli ingredienti di base di questi film ridondanti, come avrebbe detto Eco: lo sappiamo che il cattivo alla fine perde e l'amore trionfa, ekkeddiamine! e guai se non fosse così. In alcuni campi l'innovazione rompe solo le scatole *lol*
Come ogni anno, alla fase di disintossicazione segue un momento di apertura verso il mondo che spesso passa per il cinema. In attesa di pubblicare su Flickr le foto e commentarle qui con un post, due parole sui film di questi giorni. Il primo qui accanto, Elizabeth, è tanto per cambiare un po' in ritardo, ma merita: gran cast e una splendida Cate Blanchett, che passa dalla bellezza solare all'iconicità cerea con la bravura che la distingue e che le consente, lei che è IMHO bellissima, di diventare veramente orribile *lol* da ricordare anche il grande Geoffrey Rush, che sarà pure inglese ma sembra tanto Richelieu :) Begli abiti, recitazione di grande spessore, anche se lo stereotipo delle atmosfere buie, gotiche a tratti è un po' ingombrante.
veramente azzeccata :) L'apprendista stregone, con Nicolas Cage e Monica Bellucci (tanto per cambiare principalmente silenziosa lol), ha un bel ritmo, è divertente, ha effetti splendidi e tratta la magia con la leggerezza che ogni tanto ci vorrebbe. Questo triste tempo riesce a rendere noioso anche il soprannaturale, ormai, con tentativi di razionalizzazione che uccidono lo spirito del meraviglioso. Qui a momenti ci hanno provato, ma come dice Balthazar, siamo davanti al 50% di scienza e al 50% di magia, che mi sembra una proporzione accettabile anche da un eretico come me lol

Cmq serata ben spesa e artista da seguire con cura, con una musica dai molti echi: Morricone, aria di treni e hobo vagabondi, suggestioni psichedeliche e R&B. Un mix originale, anche coraggioso, e una voce strana, a volte sporca, a volte vecchia, sempre all'altezza. Buona fortuna!
Immagino sia il caldo. Proprio non riesco a tenere il passo con le (poche) cose che dovrebbero comparire qui sopra, così sono continuamente al recupero lol Questa già era un recupero di suo per cui figuriamoci, ma sono soddisfatto di esserci riuscito: la fanciulla, Ellen Page, è bravissima, la sceneggiatura merita in effetti l'Oscar, ma la cosa che ho preferito è stata la famiglia di lei che, contrariamente alla solfa cui ci hanno abituato cinema e tv USA, si comporta proprio da famiglia. Anzi, come poche famiglie farebbero, senza tragedie, con qualche piccolo attrito e tanta tanta comprensione. Mi corre l'obbligo di celebrare uno dei migliori caratteristi americani contemporanei, J.K. Simmons, nelle vesti del fortunato padre: faccia stravista, ruolo un tantino diverso dalla norma e tanta simpatia. Chapeau al regista Jason Reitman, citato qui su Aforismatica per ogni suo lavoro: Thank You for Smoking e Tra le nuvole.





Un'altra volta chissenefrega *lol* la critica non brilla, forse non ha tutti i torti,ma Iron Man 2 unisce due dei miei attori preferiti, Robert Downey Jr. e Mickey Rourke - lo so, ci sono anche la Paltrow e la Johansson, per carità, ma di nuovo chissenefrega! Simpatia umana, molta bravura e un pizzico di compassione che condiscono un film solo film, senza troppi pensieri, praticamente nessuno
e con un'efficacissima colonna sonora. Tony Stark è incredibilmente egocentrico e megalomane, ma non lo fa solo perché lui è così, c'è dell'altro, compreso un concorrente in affari non proprio leale... C'è un vago senso di caricatura o di eccesso, ma visto l'argomento non trovo sia così fuori luogo, direi che si può vedere senza troppi patemi.
Chapeau. Da tempo trovavo Sabina Guzzanti troppo acida e faziosa perfino per i miei gusti, troppo diretta e in qualche modo regredita alla stessa rozzezza dei suoi bersagli. Poi, tanto per cambiare, mi è capitata l'occasione e sono andato a vedere Draquila. E non posso che applaudire! Un docu-film alla Moore, equilibrato, pieno di emozione nel senso alto del termine - direi pathos, se non mi portasse in un'altra direzione ;) - sostenuto da fatti e riprese intelligenti e misurati. Il solo problema, come al solito, è che quando esci ti fai schifo, per continuare più o meno ad accettare questa cosa vuota e oscena che però, come dice la conclusione fulminante, dura... Certo è che mi tornavano in mente le parole di Bruno Accarino, a novembre, quando a Terni diceva che quando sente parlare di scarsità di risorse gli si drizzano i capelli. In effetti le mie reazioni fisiologiche, all'idea di 22.000 euro di penne e 260.000 di poltrone Frau per non parlare delle fioriere e dei drappi per abbellire le transenne, sono più dolorose ed estreme. E la tentazione di fare del male fisico al primo ipocrita che chiede sacrifici a reprimerla mi fa del male fisico
Un film da vedere, in particolare per chi si interessa dei problemi dello spazio pubblico, che, come risulta chiaramente dalle interviste, è stato la prima vittima del dopo-terremoto, il primo ostacolo da eliminare per il grande saccheggio pianificato da tempo, in bianco, senza alcuna preoccupazione di dove si sarebbe avverato. D'altra parte la res extensa non ha altre qualità che essere depredabile, di questi tempi...
Itaca per l'occasione si chiama Scanzano Ionico, pronunciato con marcata cadenza locale, e allo stesso modo lascia abbastanza il tempo che trova. Nella fattispecie un bel ritardo, a sancire la prevalenza dei ritmi interiori sulle scadenze imposte dal mondo della struttura. Un pellegrinaggio scandito da musiche eccellenti, denso di pathos nel senso migliore del termine: operazione di cuore e non di mercato, concepita probabilmente con lo stesso spirito della traversata basilicatese - tra l'altro, che posti! - ossia io devo e voglio farlo, del resto chissene... Mi ha restituito l'atmosfera del cammino: quali che ne siano i luoghi e la destinazione, l'aria e l'intensità, la distanza dal mondo sono le stesse. Da vedere, oh sì!
Saturazione è probabilmente la parola chiave per descrivere quest'ultimo periodo di consumo culturale. Dopo anni e anni di ritmi molto elevati e investimento tradizionale, i serial da una parte, i videogame dall'altra mi hanno lasciato poco spazio per il cinema classico. Riconosco anche che la soglia dell'attenzione si è modificata, che il taglio 45 minuti si presta meglio a gestire più cose; lo riconosco e non è che ne sia entusiasta, ma tant'è, per ora è così. Però ciò non toglie che ogni tanto, a sorpresa, qualcosa filtra in questo nuovo essere blasé verso il grande schermo e ne sono felice! Il grande capo ne è un buon esempio: è contro ogni prevedibilità, visto che Lars von Trier non è tra i miei registi preferiti e che se avessi dovuto decidere di mio non l'avrei probabilmente selezionato; ma, come dice Zoro, quella sera c'avevamo solo questo e quindi *lol* e non è male per niente: echi di cinema d'autore, trama tirata su un'idea eccellente e in ultima analisi un ritratto dei danesi non particolarmente benevolo, ma le dinamiche ritratte sono sottili e danno parecchio da riflettere. E' un po', tanto per fare il sociologo, la questione di Sennett del potere senza volto, dell'incapacità di far fronte alle conseguenze di ciò che peraltro si persegue senza esitazioni. Ci si ritrova, sotto altra veste, uno dei temi di Tra le nuvole, altra recente acquisizione, l'outsourcing - oppure offshoring, come il capo impara in fretta - delle parti difficili da vivere, quelle scomode, che si preferirebbe evitare. Ebbene, il gioco è fatto: il grande capo è altrove, la colpa è la sua, io sono solo un esecutore, siamo nella stessa barca... von Trier dice che è solo una commedia, io non sono tanto convinto